Piatti tipici del carnevale: come preparare il sanguinaccio

Febbraio si avvicina e porta con sé il carnevale con tutti i suoi piatti tipici, come il sanguinaccio. Ecco da dove viene e come preparare una delle pietanze più golose e in passato anche più controverse del periodo

Con il carnevale, si sa, oltre alle maschere e agli scherzi arrivano anche numerosi piatti tipici, diversi e più o meno articolati a seconda della regione. Uno di questi, nato in Basilicata, è il sanguinaccio. E se sono in molti a domandarsi come prepararlo, la prima risposta che si può dare è che è davvero molto semplice.

Il sanguinaccio è una crema dolce a base di cioccolato fondente amaro, che solitamente si accompagna con un altro dolce tipico del carnevale: le chiacchiere. Ha ingredienti e un metodo di preparazione piuttosto semplici, ma che tuttavia garantiscono una pietanza finale dal sapore unico e inconfondibile, forte e deciso. Vediamo allora come si prepara.

Come preparare il sanguinaccio

Gli ingredienti sono mosto cotto, caffé ristretto, cioccolato o cacao, zucchero, mandorle, buccia d’arancia, cannella e noci speziate. Il semplice metodo di preparazione consiste nell’unire gli ingredienti appena citati in una pentola e metterli a fuoco lento, girando il tutto continuamente senza portarlo a ebollizione.

Questo fino al raggiungimento di una densità abbastanza cremosa; successivamente occorre far raffreddare e si può conservare il prodotto finito in barattoli di vetro, anche per lunghi periodi se lasciato in luoghi freschi e areati.

Vediamo, per fare un esempio, di che quantità di ingredienti ho bisogno per preparare il sanguinaggio per 4 persone:

  • 1 litro di mosto cotto
  • 6 tazzine di caffè ristretto
  • 150 grammi di cioccolato fondente o cacao amaro
  • 100 grammi di zucchero
  • 50 grammi di mandorle
  • buccia d’arancia
  • una spolverata leggera di cannella
  • 30 grammi di noci speziate
Sanguinaccio e chiacchiere

Le origini del sanguinaccio

Altra questione è poi quella legata al sanguinaccio originale, prerogativa inizialmente della sola regione Basilicata, che prevedeva l’utilizzo del sangue di un maiale appena sgozzato.

Tradizione che si è poi diffusa in molte altre regioni italiane, in particolar modo Campania, Abruzzo e Marche, e che è andata avanti per diversi decenni. Fino a quando, nel 1992, la vendita al pubblico del sangue di maiale è stata vietata per motivi sanitari. Ma anche prima di questa data numerose voci si erano levate per protestare contro una tradizione considerata “feroce” e non al passo coi tempi.

Ancora oggi, però, specie nelle regioni d’origine e nella campagna napoletana, esistono ancora zone dove resta tradizione preparare il sanguinaccio originale.