Riforma Partita IVA: come cambia il lavoro autonomo con il DDL. Ecco le novità introdotte

La riforma del lavoro autonomo è legge e introduce maggiori tutele per la partita IVA e per i liberi professionisti. Vediamo cosa cambia e tutte le novità introdotte.

La riforma del lavoro autonomo è legge: arriva il sì definitivo del Senato che introduce importanti e attese novità sulla partita IVA, con nuove tutele per i liberi professionisti.
Il DDL su lavoro autonomo e agile, dunque, introduce molti cambiamenti a favore del lavoratore.

158 sì, 9 no e 45 astenuti: questi i numeri che hanno permesso allo “statuto delle partite Iva” di entrare finalmente in vigore, a colmare un vuoto legislativo che per molti anni ha afflitto i lavoratori autonomi.

Il DDL ha subito alcune modifiche in questi mesi, rispetto alla forma iniziale, ma la riforma c’è ed introduce nuove forme di tutela per quei coloro che lavorano a partita IVA.

Il lavoro autonomo, infatti, ha sempre sofferto della mancanza di alcune tutele come la maternità, la malattia e una legge sui pagamenti certi: con la nuova riforma tutte queste novità vengono finalmente introdotte.

Partita IVA: la riforma del lavoro autonomo è legge

Dopo 15 mesi di lavorazione, il DDL sul lavoro autonomo viene approvato e introduce novità molto attese per i liberi professionisti e per possessori di partita IVA.

La riforma introduce tutele e novità, equiparando alcuni aspetti del lavoro autonomo a quelli del lavoro dipendente.

Il provvedimento ha subito delle modifiche rispetto al testo originario, che hanno ampliato le tutele previste a 2 milioni di professionisti e partite IVA, introducendo significative novità.

Nel corso della lavorazione sul testo, infatti, è stata resa permanente la Dis-Coll, l’indennità di disoccupazione, anche per i collaboratori coordinati e continuativi ed è stata estesa anche a dottorandi di ricerca e assegnisti con borsa di studio.

Inoltre, sono state inserite deleghe per potenziare l’attività delle casse previdenziali ed è stato precisato che le pubbliche amministrazioni devono promuovere la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici.

Partita IVA: cosa cambia? Ecco le principali novità

Le novità più importanti, però, riguardano sicuramente l’introduzione di tutele relativamente alla malattia, al congedo parentale, alla maternità, all’infortunio e alla sicurezza dei pagamenti.

Tutte queste tutele, infatti, non erano previste per i liberi professionisti ed erano fra le questioni che gravavano maggiormente sul lavoro autonomo.

La nuova legge si rivolge alle partite IVA, ai liberi professionisti e ai collaboratori coordinati e continuativi e con la riforma viene anche disciplinato il lavoro agile.

Per quanto riguarda i pagamenti, la nuova riforma stabilisce che essi dovranno avvenire entro un termine concordato, mai superiore ai 60 giorni e, qualora non pattuito, entro i 30 giorni dalla prestazione.

Le spese di formazione o aggiornamento professionale, poi, diventeranno deducibili dal reddito del lavoratore fino a 10 mila euro l’anno; mentre i centri per l’impiego dovranno prevedere degli sportelli dedicati al lavoro autonomo, dove raccogliere domande e offerte di lavoro.

Il lavoro agile è previsto, ma deve essere disciplinato da un contratto che stabilisca anche le fasce di riposo del lavoratore, mentre il trattamento economico previsto deve essere pari a quello degli altri lavoratori.

Sono, poi, previsti degli incentivi per il lavoro agile poiché aumenta la produttività aziendale e, dunque, consente l’accesso ad un premio produttività di 2 mila euro, tassato al 10%.

Per quanto riguarda la maternità, secondo la normativa precedente le lavoratrici autonome avevano diritto a 5 mesi, ma quelle iscritte alla gestione separata Inps non potevano continuare a lavorare e dovevano interrompere del tutto il lavoro. Con la riforma questo limite è stato rimosso per evitare di compromettere l’attività.

Tra le novità, il fatto che i congedi parentali passano da tre a sei mesi e sono fruibili fino al compimento del terzo anno di età del bambino.

Per quanto riguarda la malattia, per periodi superiori ai 60 giorni il professionista potrà sospendere il pagamento dei contributi e il debito accumulato potrà essere saldato in un periodo di tempo triplo rispetto ai giorni di sospensione.

Inoltre il committente potrà recedere dal contratto solo se il periodo di malattia è più lungo di un sesto della durata del contratto.

Il rapporto di lavoro non si estingue, ma è sospeso, nei casi di malattia, infortunio o gravidanza che determinino un’interruzione del lavoro inferiore alla durata di 150 giorni l’anno.