Fondo perduto Partite Iva: domande al via, ecco gli errori da evitare

Stabilito il nuovo indennizzo per le Partite Iva nel decreto Sostegni, ma ci sono alcune cose a cui prestare attenzione per evitare di essere esclusi dal beneficio.

Sta per iniziare la presentazione delle domande per il contributo a fondo perduto per le attività che hanno subito cali di fatturato superiori al 33% tra l’anno 2019 e l’anno 2020. Lo ha previsto il decreto Sostegno e sono milioni le Partite Iva che sono nelle condizioni di chiedere l’indennizzo.

Il contributo viene predisposto in base alle perdite medie mensili avute e varia in base al fatturato annuo dell’attività. Le percentuali variano dal 20% al 60% e bisogna tenere in considerazione alcune particolarità della misura perché ricavi, attività svolte, data di apertura della Partita Iva e Iban sono tutte cose che in sede di presentazione della domanda devono essere inserite con cura e attenzione.

Il Sole 24 Ore da alcuni suggerimenti utili ai potenziali interessati in modo tale che si evitino errori che possono portare alla reiezione delle richieste lasciando all’asciutto i richiedenti.

Fondo perduto Partite Iva, presto il via

A conti fatti non sarà erogato il 60% della perdita 2020 rispetto al 2019 ma solo il 60% di un mese di perdita. Questa è la cosa da tenere in considerazione per evitare in primo luogo false illusioni. Infatti il 60% che spetterebbe alle Partite Iva con fatturati fino a 100.000 euro altro non è che il 60% della perdita media avuta nel 2020 rispetto al 2019.

Per questo, una perdita di 12.000 euro di fatturato per un piccolo negozietto tra 2020 e 2019, darà diritto a 600 euro di contributo e non a 7.200, che sarebbe il 60% di 12.000 euro. Infatti 12.000 euro significa aver perso 1.000 euro di fatturato al mese nel 2020 ed il 60% va calcolato proprio su questi 1.000 euro. Non saranno certo questi contributi ad essere sufficienti per risollevare le attività, ma è pur sempre una boccata di ossigeno che per essere percepita necessità di attenzione.

Per l’invio ci saranno 60 giorni di tempo e si dovrebbe partire da martedì 30 marzo per finire a venerdì 28 maggio 2021. Si attende solo il via all’operazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. Anche i precedenti decreti e le precedenti misure hanno prodotto numerose domande bocciate per errori da parte dei richiedenti.

Fondo perduto Partite Iva, ecco a cosa prestare attenzione

Il primo tassello da considerare sono i ricavi o i compensi se si tratta di professionisti. Il limite è 10 milioni di ricavi, oltre i quali nessun contributo è previsto. Il valore deve essere riferito all’anno d’imposta 2019, pertanto sono le dichiarazioni dei redditi 2020 a fare testo.

Per il modello Redditi 2020 occorre controllare, come specifica il Sole 24 Ore, il rigo RS11 se trattasi di contribuente in contabilità ordinaria, mentre è il RG2, per i contribuenti in contabilità semplificata.

Oltre che per rientrare nel beneficio questi dati serviranno per capire la percentuale di indennizzo spettante dal momento che abbiamo già detto che il 60% spetta a chi ha ricavi inferiori a 100.000 euro nel 2019 e scende man mano che salgono questi ricavi fino al 20% per chi invece li ha inferiori ai 10 milioni di euro.

Le percentuali precise sono:

  • 60 per cento per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a euro 100.000 nell’anno 2019;
  • 50 per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a euro 100.000 e fino a euro 400.000 nell’anno 2019;
  • 40 per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a euro 400.000 e fino a euro 1.000.000 nell’anno 2019;
  • 30 per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a euro 1.000.000 e fino a euro 5.000.000 nell’anno 2019;
  • 20 per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a euro 5.000.000 e fino a euro 10.000.000 nell’anno 2019.

Fondo perduto e correzioni

Per chi svolge attività agricola occorre fare attenzione, nella determinazione dei ricavi, alla dichiarazione Iva 2020 nel campo VE50. Questo per gli obbligati alla dichiarazione Iva, perché per gli esenti va considerato l’ammontare complessivo del fatturato o dei corrispettivi del 2019.

Va considerato anche che per i contribuenti che hanno attivato la partita Iva tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020, i ricavi da indicare devono essere al netto di quelli relativi al mese di attivazione della partita Iva, perché si parte dal primo giorno del mese successivo.

Particolare attenzione anche all’Iban che va indicato e dove confluiranno i soldi una volta assegnati. Si tratta di un errore molto diffuso in numerose reiezioni delle domande dei precedenti sussidi. L’Iban deve essere riferito ad un conto intestato al soggetto che richiede l’aiuto e identificato con il codice fiscale.

Una volta presentata la domanda, le correzioni possono essere effettuate sempre entro i 60 giorni utili alla presentazione. Anche la domanda sostitutiva, annullando la precedente segue gli stessi termini. Va ricordato però che nel caso in cui un mandato di pagamento fosse già predisposto, eventuali errori non potranno più essere corretti.