Pensioni: 63 anni e due vie con 30, 36 o 38 anni di contributi

Pensioni: 63 anni e due vie con 30, 36 o 38 anni di contributi

Per chi compie 63 anni nel 2020 due le vie per andare in pensione, però con periodi di contribuzione diversi.

Come andare in pensione nel 2022? Una domanda comune a molti lavoratori alle prese con l’ennesimo anno di cambiamento. Nuove misure, conferme ed estensioni di quelle vecchie e modifiche normative più o meno profonde.

La certezza è che resta in pienezza la legge Fornero, che è quella che si applica al sistema previdenziale tranne che per alcune deroghe tra vecchi e nuovi strumenti previdenziali.

Dal momento che ha salutato quota 100 con le sue potenziali uscite a partire dai 62 anni di età, l’età principale per lasciare il lavoro nel 2022 è quella dei 63 anni. E sono due le misure che lo permettono nel 2022.

Uscita lavoro e pensione a 63 anni, ma con carriere diverse

A 63 anni è l’età giusta per la nuova Ape sociale, misura confermata con la legge di Bilancio e potenziata come platea. Ma a 63 anni nel 2022 c’è chi potrà sfruttare ancora il vantaggio della quota 100.

Infatti coloro che compiono 63 anni nel corso del nuovo anno, e che hanno completato i 38 anni di contributi entro lo scorso 31 dicembre 2021, potrebbero avere diritto alla quota 100 per via della cristallizzazione del diritto.

E se non si è raggiunta la soglia di questi 38 anni di contribuzione, ecco che si può cercare di rientrare nel nuovo anticipo pensionistico sociale. Misura varia con carriere variabili di contribuzione necessaria.

Lavoro gravoso o altri disagi, quando si può uscire a 63 anni

L’Anticipo pensionistico sociale è una misura che accompagna alla pensione vera e propria a 67 anni di età. Difatti si percepisce in forma temporanea fino al compimento dell’età convenzionale per la pensione di vecchiaia.

Misura senza tredicesima, senza maggiorazioni, senza assegni familiari e non reversibile. Resta comunque un canale piuttosto appetibile per chi compie 63 anni nel 2022. Bastano infatti 30 anni se si proviene da un periodo di disoccupazione piuttosto lungo. Infatti la misura resta appannaggio di chi ha almeno 63 anni di età, almeno 38 anni di contributi versati e da almeno tre mesi ha finito di percepire l’intera Naspi spettante.

Stesso discorso e quindi stessi requisiti (63+30 almeno), per chi risulta in possesso di una invalidità certificata superiore al 74% o per chi da almeno 6 mesi assiste un parente disabile, convivente ed a carico, con la stessa invalidità minima prima citata.

Servono sempre 63 anni di età, ma 36 anni di contributi (tranne ceramisti ed edili a cui dovrebbero bastare 32 anni), se si rientra come attività, in una di quelle considerate gravose. In attesa che le circolari Inps specifichino meglio tutte le attività che danno diritto a questo scivolo, va ricordato che dalle 15 previste per l’Ape sociale fino al 2021, ne sono state aggiunte diverse altre.

Resta il vincolo che queste attività, riconosciute con codice Ateco e con richiamo sui contratti di lavoro sottoscritti dagli interessati, devono essere svolte da almeno 7 degli ultimi 10 anni di carriera o da 6 degli ultimi 7.