Pensione a 63 anni: scende il requisito contributivo, ecco per chi basteranno 30 anni

Anticipo pensionistico a 63 anni con requisito contributivo ridotto: in manovra l’emendamento che manda in pensione anticipata alcune categorie di lavoratori.

Il pacchetto pensioni della legge di Bilancio è tra gli argomenti più discussi in seno alla maggioranza di governo. E forse è la materia pensionistica quella che più ingessa l’iter della legge di Bilancio 2022.

Tra polemiche, proposte ed emendamenti, entro fine anno la manovra di Bilancio deve essere definita per entrare in vigore nel 2022.

Adesso in Senato si stanno valutando gli ultimi emendamenti prima di licenziare definitivamente il testo della manovra. Tra questi uno importante riguarda l’Ape sociale. Un emendamento che vuole estendere dal punto di vista dei requisiti, la misura, a determinate categorie.

Si valuta di ridurre il requisito contributivo per la misura che nel 2022 verrà certamente confermata nonostante la sua scadenza fissata per il 31 dicembre 2021.

Pensione a 63 anni anche nel 2022, e più facile per alcuni lavoratori

Le indiscrezioni provenienti da fonti vicine al dossier pensioni per la legge di Bilancio, riportano una notizia senza dubbio positiva per quanti aspirano alla pensione nel 2022.

Infatti sembra in dirittura di arrivo l’ok ad un emendamento che prevede l’estensione dell’Ape sociale ad alcune categorie di lavoratori.
Non si tratta di una estensione basata su eventuali nuove attività da considerare gravose, perché va ricordato che nella bozza della legge di Bilancio, l’estensione ad ulteriori categorie di lavoro gravoso può dirsi fatta.

Il governo infatti ha inserito l’elenco di categorie di lavoratori addetti alle attività gravose, già nella bozza. Si tratta dell’elenco fuoriuscito dal lavoro della commissione incaricata dal Ministero del Lavoro, di ampliare le 15 attività di lavoro gravoso che fino ad oggi erano le beneficiarie dell’Ape sociale.

L’emendamento di cui parliamo punta a facilitare la fruizione dell’Ape sociale a determinate categorie di lavoratori, riducendone il requisito contributivo. Si tratta degli edili, che oggi con l’Ape sociale vanno in pensione con almeno 63 anni di età ed almeno 36 anni di contributi versati.

Nel 2022 si potrebbe passare a 30 anni di contributi. Una riduzione sostanziale e necessaria vista la particolarità di questa tipologia di attività, legata alle intemperie e alla stagionalità. Troppo incostante come attività per un requisito contributivo che fin da subito è sembrato esagerato.

Per i lavoratori edili si riduce il requisito utile per l’Ape sociale

Se davvero l’emendamento passasse, sarebbe un notevole vantaggio per i lavoratori edili. Certo, rimarrebbero i vincoli relativi agli ultimi anni di carriere, e rimarrebbero le particolarità di una misura tra l’assistenziale e il previdenziale, ma una cosa è chiedere 36 anni di carriera, un’altra è chiederne 30.

Servirebbero comunque i soliti 7 anni di carriera negli ultimi 10, svolti nell’attività edile, o in alternativa, 6 degli ultimi 7. E l’Ape resterebbe priva di tredicesima, non reversibile, priva di maggiorazioni sociali e senza possibilità di ricevere gli assegni per il nucleo familiare a carico.

L’emendamento sembra però davvero in procinto di essere approvato, con conseguente inserimento della proposta tra i provvedimenti definitivi della manovra. Una proposta però che per come è composta, difficilmente troverà contrari o ostacoli.