Pensione 2022, cosa può fare chi ha 10 anni di contributi: le uscite che non ti aspetti

Pensione 2022, cosa può fare chi ha 10 anni di contributi: le uscite che non ti aspetti

Andare in pensione con soli 10 anni di contributi può essere possibile, ecco come

La soglia dei contributi necessari per andare in pensione è comunemente fissata in anni 20. Serve una carriera di almeno 20 anni di versamenti per poter accedere alla pensione di vecchiaia per esempio.

Una carriera inferiore a questa soglia, tranne che per le deroghe Amato e per l’opzione contributiva Dini (entrambe misure che consentono la pensione con 15 anni di versamenti, ma ormai praticamente inutilizzabili), non permette l’accesso alle misure pensionistiche classiche e nemmeno alle novità degli ultimi anni, da quota 100 a quota 102, dall’Ape sociale ad Opzione Donna.

Avere per esempio 10 anni di contributi, significa aver versato a vuoto, nel senso che in molti casi questi contribuiti restano inutilizzati. E nasce il fenomeno dei contributi silenti, versamenti che i lavoratori hanno effettuato ma che restano inutilizzati.

Soldi versati all’Inps, ma che non sortiscono l’effetto per il quale sono stati versati, ovvero, non danno diritto a quella rendita che è la pensione. In alcuni casi però questo principio, che vede nei 20 anni di contribuzione la soglia minima prevista, viene disatteso. Ci sono possibilità di andare in pensione anche con 10 anni di contributi, e a volte ancora meno.

In pensione con 10 anni di contributi o ancora meno

Ogni giorno che passa sono sempre di più i lavoratori che si ritrovano a lavorare in maniera saltuaria, discontinua e precaria. Lavori di questo genere non garantiscono l’adeguato accumulo di contributi previdenziali.

E si rischia di pagarne le conseguenze in termini di pensione, di cui potrebbe venire meno il diritto. Una via però ci sarebbe per non lasciare questi 10 anni di contributi inutilizzati.

A 67 anni infatti, se le condizioni reddituali di un soggetto (se coniugato, reddito cumulato con il coniuge) sono in linea con le normative vigenti (cioè piuttosto bassi), si ha diritto all’assegno sociale.

Si tratta di una prestazione assistenziale e non previdenziale, perché non si utilizzano affatto i contributi versati. Infatti l’assegno sociale lo percepisce, sempre a determinate condizioni, anche chi non ha mai lavorato.

Tornando ai 10 anni di versamenti, questi possono essere utilizzati per la pensione di vecchiaia a 71 anni di età anche nel 2022. In quel caso a dire il vero ne bastano anche solo 5.

Pensione di vecchiaia a 71 anni

Bastano quindi 5 anni di contribuiti per poter accedere alla pensione di vecchiaia a 71 anni di età. Ma non basta l’età anagrafica e nemmeno quella contributiva. Infatti c’è un requisito aggiuntivo da rispettare. Si tratta della completa assenza di versamenti antecedenti il 1° gennaio 1996. In pratica, occorre essere contributivi puri.

Il primo versamento previdenziale deve essere in epoca contributiva, cioè dall’entrata in vigore della riforma delle pensioni di Lanfranco Dini. Va sottolineato che i 5 anni devono essere effettivi e non figurativi di alcun genere. E non esistono vincoli di importo di assegno da centrare, perché la pensione è erogata a prescindere dalla cifra liquidata.

Computo presso la Gestione Separata, di cosa si tratta

Chi per colpa di un inizio di carriera precedente il 1996, non rientra nella possibilità di pensione a 71 anni, ha ancora una possibilità di non lasciare inutilizzati i suoi anni di contributi. Basterà optare per il computo presso la gestione separata.

La normativa vigente consente di spostare tutti i versamenti a nome di un lavoratore, nella gestione separata Inps. Vanno rispettate però determinate condizioni. Infatti, ci devono essere meno di 18 anni di contribuzione versata in data antecedente il 1° gennaio 1996.

Servono inoltre non 5 e nemmeno 10 anni di contributi, bensì almeno 15. E naturalmente, ci deve già essere almeno un contributo versato nella gestione separata Inps.

Pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi, a volte è possibile

Non saranno molti, ma ci sono lavoratori, o meglio professionisti, che possono sfruttare condizioni di vantaggio in termini di pensionamento, offerte dalle loro casse professionali. Per esempio, gli iscritti alla cassa psicologi hanno diritto alla quiescenza al raggiungimento di 65 anni di età con soli 5 anni di contribuzione minima versata. E 5 anni bastano anche per i consulenti del lavoro, ma con una età che per il 2022 è fissata a 69 anni.

Infine 5 anni è la soglia che consente la pensione dal fondo casalinghe. Uomini e donne iscritti al Fondo casalinghe dell’Inps, possono accedere alla pensione da parte del fondo stesso già a partire dai 57 anni di età. Dal momento che i versamenti sono liberi, va detto che per accedere alla pensione occorre versare cifre di un certo rilievo.

Infatti c’è un minimo di importo della pensione da rispettare per vedersela erogare prima dei 65 anni. Serve che la pensione liquidata sia pari ad almeno 552 euro circa al mese, cioè 1,2 volte l’assegno sociale. In caso contrario, occorre aspettare i 65 anni di età, quando il vincolo dell’imposto della pensione viene meno.