Autore: Giacomo Mazzarella

Partita IVA

Decreto Ristori 5 autonomi e Partite Iva, altri aiuti in arrivo, ma quali?

Cosa si prevede per le categorie più colpite dalla grave crisi Covid in vista del nuovo decreto Ristori

Il nuovo decreto Ristori 5 seguirà per grandi linee la strutture dei precedenti decreti emergenziali, cioè bonus e indennizzi per le categorie di lavoratori dei settori più fragili. E sembra che ci sia l’intenzione di allargare la platea dei beneficiari ad alcuni settori che nei precedenti decreti sono stati forse colpevolmente esclusi, vuoi perché non inseriti proprio nei provvedimenti o vuoi perché esclusi per via della vicenda dei Codici Ateco.

Infatti sono molti che proprio per via del fatto che non hanno un codice Ateco riferito alla loro attività in linea con quelli che il governo ha deciso di indennizzare, sono stati tagliati fuori dagli aiuti. Questo nonostante oggettivamente, l’attività degli esclusi sia del tutto similare a quella degli altri soggetti che invece sono stati ristorati.

Le novità dal decreto Ristori 5

Con il Parlamento che ha licenziato positivamente e per l’ennesima volta lo scostamento di bilancio, con nuovi debiti prodotti per aiutare le categorie più vessate dalla crisi economica, si torna a parlare di indennizzi per i lavoratori e per le famiglie. Se per queste ultime probabilmente si torna a parlare di reddito di emergenza, con altre due mensilità in cantiere, per stagionali, autonomi e Partite Iva si pensa a nuovi indennizzi.

E sulle problematiche dei codici Ateco di cui accennavamo in precedenza, anche il Ministro Gualtieri sembra orientato a superarle. Il meccanismo di erogazione degli indennizzi basato sui codici Ateco, ma anche sul colore delle Regioni e sulle perdite relative a singoli mesi dell’anno (per esempio il mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019 come è stato fatto con i precedenti aiuti), deve essere cambiato. Lo ha ribadito proprio il titolare del Mef.

Nuove regole per avere gli indennizzi

In base agli scenari che si profilano, dovrebbe esserci un aiuto anche per chi fino ad oggi non ha ricevuto nulla o per chi ha ricevuto davvero poco. Parliamo dei professionisti per esempio. La linea sembra essere delineata verso il considerare il calo di fatturato e le perdite in genere, subite nell’intero 2020 rispetto all’altrettanto intero 2019, ma probabilmente scontando quello che si è già ottenuto come ristori, come ammortizzatori sociali, ristori affitti e così via.

In pratica, indennizzi a copertura dei costi fissi sostenuti ma commisurate alla perdite avute. Il punto di partenza resta il 33% di differenza in negativo, ma se le risorse non basteranno, nonostante lo scostamento di bilancio, non è esclusa una rivisitazione in peggio della soglia di perdite da cui partire, che potrebbe salire al 50%.

Senza i codici Ateco dovrebbero essere le Partite Iva a dimostrare di aver sostenuto delle perdite per poter beneficiare dei ristori. Per il resto occorrerà senza dubbio avere una Partita Iva aperta da almeno 3 anni, avere reddito annuo non superiore a 50.000 euro ed essere in regola dal punto di vista contributivo.