Pressing su Renzi per dialogare con gli scissionisti, ma al PD conviene un loro ritorno?

Aumenta la pressione nei confronti di Matteo Renzi per aprire un dialogo con gli scissionisti e Pisapia. Ma al PD conviene fare una coalizione del genere?

Matteo Renzi sotto assedio. Nelle ultime ore si moltiplicano le voci di chi, sia da dentro che da fuori il Partito Democratico, vorrebbe che fosse aperto un dialogo con gli scissionisti del Movimento Democratici e Progressisti.

Una richiesta pressante che arriva soprattutto dalla vecchia classe dirigente proveniente dall’esperienza, per due volte vincente nelle passate elezioni, di quello che fu l’Ulivo di Romano Prodi.

Oltre ad Andrea Orlando, chi si è fatto promotore di questa linea politica è il ministro Dario Franceschini che, dopo il cinguettio via Twitter a seguito dei ballottaggi, ha ribadito il concetto in un botta e risposta con il collega di governo Luca Lotti.

Resta da capire però se ci sono le effettive condizioni politiche per avviare un confronto e, soprattutto, se al Partito Democratico alla fine può convenire in vista delle prossime elezioni cercare di mettere in campo una vasta coalizione di centrosinistra.

Il pressing su Matteo Renzi

Tu quoque Dario… Questo è quello che con ogni probabilità ha pensato Matteo Renzi dopo le critiche mosse dal ministro dei Beni Culturali a seguito della debacle, senza dubbio pesante, arrivata alle elezioni amministrative.

Nella burrasca che ha attraversato il Partito Democratico negli ultimi mesi, l’asse tra Franceschini e Renzi è stato quello su cui si è imperniato il nuovo corso dem, una nuova strada tracciata che trovato poi anche la benedizione delle primarie.

Ed è proprio al plebiscito ottenuto alle primarie da Matteo Renzi che fa riferimento Luca Lotti, con il ministro dello Sport che è sceso in campo per difendere l’operato e la linea politica dettata dal segretario.

Non possiamo sempre rimettere in discussione tutto. Abbiamo votato pochi giorni fa per le nostre primarie e abbiamo 2 milioni di italiani che hanno votato Renzi. Fine della discussione. Analizziamo tutto, il problema è che se parti subito con l’attacco in questo modo è un’offesa a queste persone che hanno votato.

Non è piaciuto quindi a Luca Lotti il modo e la veemenza con cui Franceschini ha mosso le sue critiche dopo i ballottaggi. Toni questi che danneggerebbero il partito e andrebbero a offendere anche i tanti cittadini che hanno votato per Renzi alle primarie.

Non si è fatta poi attendere la replica di Dario Franceschini, che a quanto pare non ha nessuna intenzione di smorzare i toni della polemica e di mettere in atto una sorta di marcia indietro dalla sua posizione espressa nei giorni scorsi.

A dire la verità la discussione è appena iniziata. In un partito che si chiama democratico, discutere civilmente e apertamente del proprio futuro e di come andare alle prossime elezioni, se da soli o in coalizione, è una cosa normale, positiva e utile che non comporta la messa in discussione della leadership del segretario che abbiamo eletto insieme alle primarie. Francamente siamo all’abc della democrazia interna.

Il livello di tensione quindi all’interno del Partito Democratico, ma si potrebbe allargare il discorso anche alla maggioranza di governo, non accenna a diminuire visto che si sta creando una nuova netta spaccatura.

Che futuro per il Partito Democratico?

L’esito delle elezioni amministrative ha fatto suonare più di un allarme in casa Partito Democratico. Un risultato negativo che ha spinto Dario Franceschini a chiedere che venga ripreso il dialogo con il resto del centrosinistra.

Come poi ribadito anche in un’intervista concessa al quotidiano La Repubblica, il ministro dei Beni Culturali teme che l’isolamento attuale del partito possa regalare il paese al Movimento 5 Stelle o al centrodestra, per cui è necessario creare un’ampia coalizione.

Sia chiaro. Io non do nessuna giustificazione a chi ha deciso di uscire dal partito. Capisco bene che ricomporre un campo attraversato da lacerazioni sia molto difficile. Però chi guida il Pd deve lavorarci, deve fare uno sforzo di ricomposizione. Sarà decisivo per riconquistare il consenso perduto e tornare a vincere. Gli esempi di Giuseppe Sala a Milano e di Leoluca Orlando a Palermo, che hanno vinto ricomponendo un campo, pur in due realtà molto diverse, sono illuminanti.

Per Franceschini quindi Renzi dovrebbe mettere da parte beghe personali e tutti i dissidi che si sono creati nei mesi scorsi, quando i bersaniani hanno fatto armi e bagagli abbandonando il PD, aprendo al dialogo verso le altre forze di centrosinistra.

Matteo Renzi però non vuol sentir parlare di stringere accordi con chi solo pochi mesi se ne è andato oppure, vedi la sinistra radicale, ha criticato con durezza sia il Jobs Act sia il progetto di riforma costituzionale bocciato dal Referendum del 4 dicembre.

In mezzo a questa discussione c’è il destino del Partito Democratico. Guardando gli ultimi sondaggi politici, una vasta coalizione di centrosinistra, comprendente anche Sinistra Italiana, sarebbe quasi alla pari con quella di centrodestra.

Il fatto però è che, e questo è un paradosso, a meno di un anno dal voto ancora non è dato sapere con quale sistema di voto si andrà alle urne. Un dettaglio questo che potrebbe cambiare tutte le carte in tavola.

Se dovesse rimanere un premio di maggioranza fissato al 40%, quindi non raggiungibile da nessuno, allora tutto il lavoro di mediazione e unione sarebbe comunque inutile visto che, dopo il voto, ogni partito prenderebbe la sua strada alla ricerca di fare alleanze nella speranza di poter creare una maggioranza di governo.

Con un sistema elettorale diverso invece tutto cambierebbe, visto che la prospettiva di una vittoria elettorale potrebbe convincere i vari attori in campo a sotterrare l’ascia di guerra e cercare di raggiungere l’obiettivo comune.

Parlare di alleanze e di dialogo al momento quindi è inutile e insensato, visto che non si conoscono neanche le regole del gioco. Le uniche preoccupazione del PD al momento dovrebbero invece essere tutte rivolte verso un governo che, condizionato dalle liti, rischia di perdere la bussola.