Conte ha perso la maggioranza assoluta in Senato: oggi sale al Colle, ma non per le dimissioni

Conte ha perso la maggioranza assoluta in Senato: oggi sale al Colle, ma non per le dimissioni

Dopo la lunga giornata di ieri in Senato, il Presidente del Consiglio Conte salirà al Quirinale per comunicare la situazione al Capo dello Stato

Ieri è stata la giornata della verità in Senato per il governo Conte. Dopo la fiducia alla Camera dei Deputati, pressoché scontata dal momento che lì i numeri della maggioranza sono rassicuranti, il Senato era l’ago della bilancia. E tecnicamente il Presidente del Consiglio con il suo governo ha ottenuto la fiducia anche del Senato.

Ma non c’è da stare allegri, perché il Premier ha perso la maggioranza assoluta. Prima di ieri l’aveva anche al Senato, ma da ieri non l’ha più. Questo è un dato di fatto ed è una delle cose che probabilmente verranno approfondite oggi pomeriggio, quando il Premier Giuseppe Conte salirà al Quirinale a relazionare sull’accaduto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Conte al Quirinale, perché?

Il fatto che il Premier oggi pomeriggio salirà al Colle non riguarda ipotetiche dimissioni da Presidente del Consiglio. Ormai si è capito che non è intenzione del Premier mollare e forse non lo avrebbe fatto nemmeno se i due parlamentari i cui voti positivi sono arrivati sul gong della seconda chiama a Palazzo Madama, fossero stati ritenuti non validi, portando il numero dei senatori che hanno dato la fiducia dagli attuali 156 a 154.

Il Premier quindi non si dimetterà ma come prassi dovrà per forza informare il Presidente della Repubblica Mattarella della situazione dopo il voto di ieri sera al Senato. Un voto che di fatto espone il governo a rischi non certo irrisori. Ad ogni provvedimento occorrerà fare i conti con i responsabili, cercare voti su ogni singola cosa e probabilmente mettere la fiducia ogni volta.

Già l’operato del governo non andava via liscio come l’olio prima, altrimenti non si sarebbe arrivati ad una legge di Bilancio che proprio in Senato arrivò bloccata perché completata fuori tempo massimo, come l’anno precedente quando però si addossarono le responsabilità alla crisi del Paapete di Salvini e alla detonazione delle clausole di salvaguardia dell’Iva.

Adesso potrebbero arrivare difficoltà ad ogni provvedimento, anche se quella pratica poco nobile di cercare parlamentari e voti nelle aule, cioè cercare transfughi o responsabili, sembra che adeso continuerà per giorni.

Le beghe del governo Conte

La verità è che la maggioranza assoluta è fissata a 161 e prima di ieri il premier la superava abbondantemente a Palazzo Madama. Adesso però non è così, avendo ieri solo 156 voti favorevoli tra cui due fuoriusciti dell’ultimo minuto da Forza Italia e tre senatori a vita che comunemente in aula ci vanno poco.

E poi c’è la questione commissioni dove la presenza dei parlamentari di Italia Viva è piuttosto marcata. E una di queste commissioni, la Bilancio, dovrà lavorare al Recovery Fund. Non cosa da poco sicuramente, con le opposizioni che è immaginabile, non perderanno occasione per chiedere le dimissioni del Premier, che però sembra aver già dimostrato di voler restare al suo posto.