Autore: Teresa Maddonni

Lavoro - Governo - Movimento 5 Stelle - PD

19
Nov

Perché l’ex Ilva rischia di chiudere?

L’ex Ilva rischia di chiudere. Vediamo perché l’azienda siderurgica più grande d’Europa, famosa per la sua sede di Taranto, potrebbe lasciare a casa migliaia di lavoratori.

L’ex Ilva fa parlare di sé e questa volta perché rischia di chiudere. Gli operai sono in sciopero per 24 ore e aspettano delle risposte.

Lo sciopero è stato indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico dell’ex Ilva di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal di Novi Ligure e Cornigliano.

ArcelorMittal di cui tanto si sente parlare in questi giorni è il gruppo indo-francese che vorrebbe rescindere il contratto di affitto dell’ex Ilva, a oggi la più grande acciaieria d’Europa.

Nonostante lo stabilimento di Taranto sia stato più volte al centro di dibattito e proteste perché pericoloso per la salute degli abitanti della città pugliese e per l’alta incidenza di cancro e morti in quella zona, la chiusura dell’ex Ilva con la decisione di ArcelorMittal rischia di lasciare a casa migliaia di operai. Ecco perché rischia la chiusura.

L’ex Ilva rischia di chiudere: ecco perché

L’ex Ilva di Taranto, e anche gli altri siti, rischia di chiudere come ha annunciato il gruppo indo-francese ArcelorMittal che un anno fa lo aveva preso in gestione. Infatti dopo varie trattative hanno dichiarato che restituiranno impianti e stabilimenti, quindi anche il personale impiegato nell’acciaieria rischia di andare a casa.

Perché dunque l’ex Ilva rischia la chiusura? L’ex Ilva è il più grande impianto siderurgico d’Europa e conta 10.700 operai di cui 8.200 nello stabilimento di Taranto, la restante parte a Novi Ligure e Cornigliano.

Un anno fa la ArcelorMittal aveva firmato il contratto di affitto impegnandosi anche a rispettare il "piano ambientale" per mettere a norma l’impianto. Ed è proprio nel «piano ambientale» che risiedono, almeno ufficialmente, le ragioni della decisione di ArcelorMittal, o meglio nella cancellazione dello "scudo penale" da parte dell’attuale governo Conte bis.

Lo scorso 31 ottobre infatti, i senatori di Movimento 5 Stelle, Pd e Italia Viva hanno votato per l’eliminazione dell’emendamento e quindi per la cancellazione dello scudo.

Lo «scudo penale» serviva per tutelare il gestore che avrebbe preso in carico l’ex Ilva, chiaramente non a norma, a non compiere un reato ambientale e non essere dunque perseguito per questo, in attesa che questi si impegnasse a rispettare il «piano ambientale» e sanare l’impianto.

ArcerolMittal alla firma del contratto un anno fa si impegnava a mantenere i posti di lavoro, ma anche a rispettare il «piano ambientale», forte dello «scudo penale».

Non solo, la società indo-francese lamenta anche i provvedimenti del Tribunale di Taranto che rischiano di portare allo spegnimento dell’altoforno 2 dell’acciaieria il quale richiederebbe interventi speciali dopo la morte di un operaio nel 2015.

Altri ritengono che quella dello «scudo penale» o immunità penale sia per ArcerolMittal una scusa per revocare un investimento che non ritiene favorevole perché il mercato dell’acciaio risulta in crisi.

Inoltre ci sarebbe, in caso di acquisizione definitiva, un esubero di 5mila dipendenti che la indo-francese sembrerebbe non potersi permettere.

Gli operai dell’ex Ilva di ArcerolMittal in sciopero

Intanto gli operai dell’ex Ilva sono entrati in sciopero per 24 ore proprio a fronte dei posti di lavoro che rischiano di sparire ora che ArcerolMittal ha deciso di lasciare gli impianti.

Molti sono a lavoro, altri protestano, ma sono comunque molto pochi. Lo sciopero è stato indetto da Fim, Fiom e Uilm e i lavoratori chiedono "all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano ambientale nelle scadenze previste".

Inoltre i sindacati lamentano le condizioni inaccettabili poste da AcerolMittal ovvero il ridimensionamento produttivo a 4 milioni di tonnellate, il licenziamento di 5mila operai e l’incertezza sul destino dei 2mila in Amministrazione straordinaria.

Intanto la situazione è incerta, i lavoratori sono preoccupati per la sorte dello stabilimento e anche il governo sembra spaesato. ArcerolMittal però sta tenendo fede alla lettera di recesso del contratto di acquisizione dell’ex Ilva e sta portando, come annunciato, l’impianto alla produzione minima, verso lo spegnimento.