Pensioni news: cos’è l’assegno di garanzia per i giovani

La riforma sulle pensioni riserva anche un occhio di riguardo per il futuro pensionamento dei giovani, al quale si guarda attualmente con molta negatività

Non si concludono le novità in materia di pensioni grazie alla possibilità di introdurre una voce in capitolo riguardante un assegno di garanzia dedicato ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare con il sistema contributivo, e cioè dopo il 31.12.1995.

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Se il progetto dovesse concretizzarsi, in vista dell’assemblea unitaria delle sigle confederali prevista per il prossimo 13 luglio, ai lavoratori più giovani e ai futuri lavoratori, verrebbe garantito un assegno interamente finanziato dallo Stato.

L’assegno di garanzia: cos’è

L’eventuale erogazione di questo assegno introduce una pensione di garanzia, il cui importo risulterebbe superiore all’assegno sociale (€ 448,07) grazie al finanziamento dello Stato e alla quota in aggiunta pagata attraverso i contributi versati dal lavoratore.

A chi spetterebbe l’assegno di garanzia

Le condizioni necessarie perché venga assegnata la pensione di garanzia tramite assegno sono variabili:

  • raggiungimento di un’età anagrafica elevata
  • possesso di un minimo di contribuzione (almeno 15 anni)

Per quanto riguarda l’importo invece, le cifre da valutare dipendono dalle situazioni famigliari. Coloro che si presentano in età avanzata e non possono più permettersi di lavorare saranno individuati come la categoria che necessita di un mezzo di sostentamento per sopravvivere.

La vicenda degli importi soglia

Con l’ipotesi di una pensione di garanzia si riapre la vicenda degli importi soglia nata insieme al sistema contributivo. Con il vigente sistema, al lavoratore spetta una pensione calcolato sui contributi effettivamente versati nel corso della carriera lavorativa. Questi sono poi rivalutati e ricalcolati in base ai coefficienti ed a un montante.
Il sistema contributivo però, sembra aver danneggiato diverse carriere specie quelle più giovani, alla continua ricerca di un lavoro seppur in nero o discontinuo.

Il problema dell’importo soglia nasce nel momento in cui, con l’aggiunta della Riforma Fornero, i giovani sono costretti a ritirarsi solo qualora il reddito pensionistico sia superiore ad un determinato valore (stabilito come multipolo dell’assegno sociale).
Inevitabilmente, quanto più il reddito è basso, tanto più lontana sarà la decorrenza della pensione.

La data di partenza per la vecchiaia anticipata è di 63 anni e 7 mesi, sempre se l’importo non risulti inferiore a 2,8 volte il valore dell’assegno sociale. Qualora sia inferiore, si scalerà a 66 anni e 7 mesi, e in questo caso l’importo non dovrà essere inferiore a 1,5 volte. Se anche in questo caso l’esito fosse negativo, il lavoratore dovrà trepidamente attendere i 70 anni e 7 mesi, ovvero il requisito anagrafico per non tenere più conto di quello contributivo.