Autore: B.A

Pensione

26
Gen

Pensioni: novità al 26 gennaio: pensione a 64 anni mentre le anticipate si allontanano

In vista del summit di domani, ecco le ipotesi più probabili da parte del governo.

Dopo innumerevoli proposte che tecnici, politici ed esperti previdenziali hanno lanciato nelle ultime settimane, da domani si inizia a fare sul serio per quanto riguarda la riforma delle pensioni. Al Ministero del lavoro è in calendario un incontro tra governo e sindacati. Ripartono i lavori per mettere a posto il sistema previdenziale, superando la riforma Fornero e lo scalone che lascerà quota 100 nel 2022. È il quotidiano romano «il Messaggero», con un articolo di approfondimento, a fare il quadro della situazione sottolineando le ipotesi che più sembrano fattibili tra le tante pervenute. Avanza l’ipotesi pensione anticipata a 64 anni, questa la previsione che emerge nell’articolo in questione.

Pensione anticipata, basteranno 20 anni di contributi?

Tra governo e sindacati la partita si preannuncia piuttosto complicata. Le posizioni di partenza appaiono piuttosto distanti. Il governo punta a misure con il più basso costo possibile per le casse statali, con soglie di uscita dal lavoro probabilmente peggiorative rispetto a quelle attuali, compresa quota 100. I sindacati sono fermi su quota 41 per tutti e soprattutto su una revisione totale del sistema, con una pensione flessibile già a 62 anni con 20 di contributi. In pratica, una rivisitazione completa delle due misure principali del sistema previdenziale, le pensioni anticipate e quelle di vecchiaia. Il nodo però è sempre quello della spesa previdenziale. Occorre trovare un compromesso, ecco perché l’ipotesi più gettonata resta una pensione flessibile a 64 anni.

I tecnici, a cui il governo ha chiesto di studiare una soluzione, spingono per questa età pensionabile ma con calcolo contributivo della pensione. La misura comunque va ancora approfondita dal punto di vista tecnico.
Si deve stabilire se lasciare a 20 anni la soglia dei contributi minimi da centrare o prevedere una soglia più alta, ta i 36 ed i 38 anni. In alternativa potrebbe essere presa in considerazione una soglia minima di pensione da centrare, sulla falsariga delle pensioni contributive che non vengono liquidate se inferiori a 1.300 euro al mese (2,8 volte l’assegno sociale). La pensione a 64 anni con 36 o 38 anni di contributi prenderebbe spunto da opzione donna per quanto riguarda il sistema di liquidazione e da quota 100 come struttura.

Il problema dei costi

Una pensione calcolata con il sistema contributivo non è particolarmente costosa per le casse statali perché i pensionati percepiscono assegni in linea con i contributi da loro stessi versati. Ma è altrettanto vero che nei primi anni di funzionamento, anche l’ipotetica quota 102 contributiva prevede un aumento di spesa previdenziale dovuta alle uscite anticipate rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia. Occorre quindi trovare rimedio e si questo si pensa a ritoccare le pensioni anticipate. Su questa misura i sindacati puntano a quota 41 per tutti. Una ipotesi che sembra avere le stesse minime possibilità della pensione a 62 anni proposta sempre dalle parti sociali.

Il ritocco alle pensioni anticipate che sembra essere ipotizzato in ambienti vicini al governo riguarda l’adeguamento all’aspettativa di vita. Il primo governo Conte, quello guidato da Lega e Movimento 5 Stelle, ha congelato l’adeguamento delle pensioni anticipate alle aspettative di vita fino al 2026. L’ipotesi che avanza è quella di rimuovere questo blocco. Tornerebbero dunque a salire le pensioni anticipate che oggi di centrano con 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne 41,10) e senza alcun limite anagrafico.