Pensioni: la legge Fornero non si tocca, prime condizioni del Recovery Plan

Pensioni: la legge Fornero non si tocca, prime condizioni del Recovery Plan

Dalla UE già fanno capire che la riforma delle pensioni non andrebbe fatta.

Vuoi vedere che quelli che dicevano che i soldi della Ue che il Premier Conte ha ottenuto dal Recovery Plan, sono pieni di condizioni avevano ragione? E se sono condizionati i soldi del Recovery Fund, figuriamoci il Mes.
Il Recovery Plan è il vero fiore all’occhiello del governo, come dimostra il continuo richiamo al risultato ottenuto da Conte a Bruxelles, da tutti i suoi Ministri non appena qualcuno critica l’esecutivo. Adesso però sembra che stiano emergendo i primi problemi legati al Recovery Fund.

La UE per dare gli oltre 200 miliardi all’Italia, oltre a un dettagliato, virtuoso e preciso piano di spesa (che ad oggi l’Italia non ha ancora prodotti, chiede il contenimento della spesa pubblica italiana. Si torna a chiedere i compiti a casa, e se non si può ancora parlare di Troika alla greca, il sospetto che la UE dia soldi all’Italia soli se si seguano i suoi diktat, non è esercizio azzardato.

E la prima cosa a rischio sono le pensioni. È lì che la UE chiede all’Italia misure di pensionamento in stile Fornero, o meglio di non intaccare minimamente la riforma Fornero. Solo così i conti dell’Italia potrebbero tornare al posto, evitando pensioni anticipate rispetto a quanto previsto dalla riforma del governo Monti-Fornero.

Le condizionalità del Recovery Fund

Proprio adesso che sembrava in procinto di riaprirsi il tavolo coi sindacati per una riforma delle pensioni, anche se non ufficialmente, arriva il monito di Bruxelles, cioè le condizionalità che già dal secondo invio dei soldi all’Italia, dovranno essere rispettate.

E per chi si attendeva una riforma votata alla flessibilità e all’uscita anticipata, resterà deluso. La UE pone delle condizioni all’utilizzo delle risorse del Recovery Fund, confermando il sospetto di molti circa le condizionalità imposte dalla Ue.

Dal 1° gennaio 2022 quota 100 scomparirà dal sistema ed è soprattutto sullo scalone da evitare che il governo penserebbe ad una riforma più che a superare davvero la riforma Fornero.

L’idea quota 102 è quella più in voga, anche se non piace molto ai sindacati. Si tratterebbe di aumentare di due anni l’età pensionabile di quota 100, portandola da 62 a 64, con il requisito contributivo invariato a 38 anni.

Non certo una riforma favorevole alla uscita anticipata, perché si tratta pur sempre di un inasprimento, ma se davvero come sembra, per ottenere i soldi del Recovery Fund bisogna non aumentare la spesa pubblica, il primo campo di osservazione è sempre quello delle pensioni.

Sembra chiaro che gli oltre 2000 miliardi del Recovery Fund, nonostante in parte siano a “fondo perduto” o quasi, non verranno certo erogati neutri di cavilli e condizioni. Una linea questa proveniente da Bruxelles che pare sia stata confermata anche dal nostro ex Premier e oggi commissario Ue, Paolo Gentiloni.

L’Italia sarà chiamata ad approntare un piano di spesa per i soldi che la Ue ci ha destinato, un piano di ripresa e di resilienza ma con la lente di ingrandimento della Ue addosso.
Se la prima tanche dei pagamenti verrà comunque erogata, dal momento che la crisi è evidente e che ci è stato già concesso un extra indebitamento scostamento di bilancio dopo scostamento di bilancio, il problema saranno le successive.

Non resterà che il ritorno alla legge Fornero

Tutti i vari decreti di emergenza, dal Cura Italia fino all’ultimo Ristori, passando per Rilancio e Agosto, sono stati fatti in deficit e probabilmente parte dei miliardi del Recovery Plan serviranno a ripianare la situazione. Impossibile quindi ipotizzare che la Ue ci dica “ecco i soldi e fatene quello che volete”.

E quindi, la riforma delle pensioni è a rischio. Quota 41 per tutti, uscita flessibile a 62 anni, ma anche la semplice quota 102, essendo misure che di fatto ammorbidiscono la riforma Fornero, potrebbero non essere accettate da Bruxelles.

Tra l’altro alla memoria tornano le querelle con Bruxelles ai tempi di quota 100 e del governo gialloverde, con quel tira e molla tra Ue e governo sul deficit.
A Bruxelles la quota 100 non piaceva già allora, nonostante Salvini e Di Maio, che erano Vice Premier e Conte Presidente del Consiglio ne erano promotori. Poi è andata come è andata, con la quota 100 in vigore per tre anni e con Di Maio e Conte che adesso hanno cambiato idea sulla misura reputandola non adatta. E la quota 100 scomparirà nel 2022 e senza l’ok della Ue a misure nuove, lo scalone di 5 anni non potrà essere evitato.

“Attuazione piena della riforma Fornero delle pensioni” , questo il monito che Bruxelles ha mandato indirettamente all’Italia.