Pensioni, l’allarme dell’Ocse nell’Outlook 2020: si rischia l’effetto Covid-19

Pensioni, l'allarme dell'Ocse nell'Outlook 2020: si rischia l'effetto Covid-19

Sulla tenuta delle pensioni l’Ocse lancia un nuovo avvertimento, il calo dei contributi farà salire la pressione sul sistema.

Dall’Ocse si concretizza un nuovo allarme sulle pensioni. L’organizzazione internazionale ha sottolineato i rischi riguardanti il sistema previdenziale italiano, soprattutto in merito alla tenuta complessiva del sistema. I pesanti effetti dovuti alla crisi da coronavirus rischiano infatti di riverberarsi sugli assegni pensionistici, stante la necessità di fornire adeguate coperture alle erogazioni fornite dall’Inps.

A livello operativo, preoccupa in particolare il vuoto contributivo che potrebbe venire a crearsi nei prossimi mesi, anche e soprattutto per via delle prospettive crescenti di nuovi licenziamenti e della crescita della disoccupazione. Secondo i tecnici internazionali, il calo delle entrate rischia di portare a un indebolimento complessivo del pilastro pensionistico pubblico nel breve termine.

Pensioni 2020 e Outlook Ocse: l’effetto Covid-19 rischia di colpire il comparto

All’interno del quadro appena evidenziato, l’Ocse rileva anche che la mortalità in età avanzata dovuta alla diffusione del coronavirus non risulta tale da alleggerire in modo compensativo la spesa dell’Italia per le pensioni pubbliche. Così, le stime indicano che il debito previdenziale è destinato a crescere ulteriormente, dovendo già scontare l’impatto dell’invecchiamento complessivo della popolazione.

Infine, all’interno di questo contesto si concretizza anche il rischio di un aumento dei pensionamenti nel breve termine. Molti lavoratori che avevano scelto di rimandare il proprio pensionamento potrebbero sfruttare nei prossimi mesi tutte le opzioni di flessibilità rese disponibili dal sistema pur di anticipare la propria uscita dal lavoro. Un fenomeno che non comporterà per l’Inps solo la necessità di pagare un numero maggiore di assegni, ma che concretizzerà allo stesso tempo anche un impatto negativo sui contributi versati.

Il fenomeno rischia di avere un forte impatto all’interno di un sistema a ripartizione come quello pubblico italiano, laddove i contributi in ingresso non vengono accantonati sul conto del singolo lavoratore, ma servono per pagare le pensioni in essere. E in un contesto complesso come quello appena descritto c’è l’ulteriore rischio per i lavoratori di rallentare o fermare i versamenti sui fondi pensione privati, che dovrebbero servire a garantire la sostenibilità dei propri flussi di reddito durante la vecchiaia.