Autore: Stefano Calicchio

Ape volontaria e Social - INPS - Pensione

10
Lug

Pensioni flessibili, quota 100 non basta: ancora tante le richieste di tutela da gruppi e comitati

Un sondaggio su Facebook tra pagine e comitati dei lavoratori fa il punto della situazione in merito alla flessibilità previdenziale: ancora tanti i nodi da sciogliere nonostante le ultime riforme.

Nonostante i tanti interventi che si sono susseguiti negli ultimi anni, la flessibilità previdenziale è ancora percepita come una necessità da moltissimi lavoratori in età avanzata che vivono situazioni di disagio e che non riescono a trovare una tutela nei meccanismi legislativi attualmente presenti. È quanto emerge da un sondaggio condotto all’interno della Pagina Facebook “Riforma pensioni e lavoro”, condiviso nei gruppi del “Comitato Opzione Donna Social” (amministrato da Orietta Armiliato) e di “Lavoro e pensioni: problemi e soluzioni” (amministrato da Mauro D’Achille).

In particolare, all’interno del CODS è emersa in modo ripetuto la richiesta di proroga della pensione anticipata tramite opzione donna al 2023. Parallelamente, le iscritte hanno rivendicato la necessità del riconoscimento dei lavori di cura, della quota 41 per tutti e di una soluzione definitiva per i 6mila lavoratori esodati che attendono ancora una risposta in tal senso. Sulla Quota 100 c’è poi chi chiede l’eliminazione di vincoli e paletti che ne rendono ancora oggi difficile la maturazione (si pensi ad esempio al minimo contributivo fissato ad almeno 38 anni di versamenti).

Gli altri commenti dei lavoratori in merito alla flessibilità previdenziale

Anche nel gruppo “Lavoro e pensioni: problemi e soluzioni” è emersa la necessità di tutelare coloro che di fatto non sono riusciti a trovare un vero meccanismo di tutela all’interno della quota 100. Il riferimento va ai lavoratori precoci, che attendono da tempo la quota 41 per tutti. Oppure agli esodati, che aspettano di avere giustizia. In senso generale, si chiede di non applicare penalizzazioni alle eventuali soluzioni trovate per rendere maggiormente flessibile l’accesso all’Inps.

Infine, numerosi sono stati i riscontri ricevuti all’interno della stessa pagina “Riforma pensioni e lavoro”, da dove è stato lanciato il sondaggio. I partecipanti hanno lasciato quasi 80 commenti, evidenziando tutte le principali aree di disagio rimaste ancora irrisolte. I temi caldi restano i medesimi: proroga opzione donna al 2023, lavori di cura, precoci ed esodati. Tra le richieste di stabilizzazione numerose hanno poi riguardato l’APE (in corso di esaurimento entro la fine del 2019). I riferimenti vanno sia all’APE sociale che alla versione volontaria, che permette l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni e con appena 20 anni di contribuzione.

Infine, al di là dei pareri diversi sulle situazioni che necessitano di maggiore priorità, resta universalmente riconosciuto il fatto che la quota 100 (benché ritenuta utile) non possa essere considerata come un’opzione esaustiva rispetto alle esigenze di maggiore flessibilità previdenziale sperimentate dai lavoratori in età avanzata.