Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni e gestione separata: ecco quando si può uscire da lavoro nel 2020

I lavoratori che versano i propri contributi nella gestione separata possono fruire della pensione di vecchiaia e di quella anticipata, ma devono confrontarsi con il calcolo interamente contributivo dell’assegno.

La gestione separata dell’Inps è un fondo di natura previdenziale nato nell’ormai lontano 1995 con la legge numero 335, al quale sono chiamati ad iscriversi tutti coloro che svolgono un’attività di natura autonoma per la quale non è prevista l’iscrizione ad una cassa di natura professionale. Sono inoltre tenuti all’iscrizione coloro che svolgono attività di collaborazione coordinata e continuativa.

In questo secondo caso è però il datore di lavoro ad aprire la posizione e ad effettuare i versamenti previsti dalla legge per conto del lavoratore. Infine, rientrano all’interno di questa gestione anche gli amministratori di società o i componenti dei collegi sindacali, oltre che gli incaricati di vendite a domicilio, gli associati in partecipazione, gli spedizionieri doganali, i dottorandi e i volontari del servizio civile nazionale.

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Come accedere alla pensione con i versamenti effettuati presso la gestione separata

Dal punto di vista operativo i versamenti effettuati presso la gestione separata concorrono alla maturazione di diverse tipologie di prestazioni. Si parte con la pensione di vecchiaia, che si ottiene a partire dai 67 anni di età e con almeno 20 anni di versamenti sia in favore degli uomini che delle donne.

Esiste anche la possibilità di accedere alla pensione anticipata indipendentemente dall’effettiva età anagrafica raggiunta, avendo maturato almeno 42 anni e 10 mesi di iscrizione (un anno in meno per le donne).

Restano inoltre garantite tutte le altre prestazioni normalmente previste nelle altre gestioni, come ad esempio l’erogazione dell’assegno ordinario di invalidità e della pensione di inabilità, oltre alla pensione supplementare ed al supplemento di pensione. Infine, sono presenti anche la pensione di reversibilità e quella indiretta, destinata ai superstiti del lavoratore deceduto quando non è stato ancora maturato alcun assegno.

Il calcolo della pensione secondo il sistema contributivo puro

All’interno della gestione separata è opportuno evidenziare il particolare sistema di conteggio che caratterizza l’erogazione delle prestazioni pensionistiche. Gli assegni sono infatti calcolati secondo il sistema contributivo puro, pertanto si applicano al montante conseguito dal contribuente i coefficienti di conversione in rendita disponibili al momento della richiesta di quiescenza.

Il montante è dato dai contributi effettivamente versati durante tutta la carriera lavorativa unitamente alle rivalutazioni applicate nel corso degli anni. Allo stesso tempo, i coefficienti di trasformazione si basano sull’aspettativa di vita e puntano semplicemente a restituire nel tempo la somma effettivamente accumulata all’interno della propria posizione.

Bisogna inoltre evidenziare che per gli iscritti alla gestione separata non è prevista alcuna integrazione al trattamento minimo. L’unica possibilità effettiva di integrare l’assegno che verrà erogato dall’Inps deriva quindi dall’eventuale applicazione di misure di natura assistenziale, come ad esempio nel caso della pensione di cittadinanza.

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L’accesso alla pensione per chi ha una storia contributiva ridotta e la possibilità dell’uscita anticipata dai 64 anni

Rispetto a quanto avviene con altre tipologie di gestione (nelle quali sussiste il ricalcolo retributivo o misto dell’assegno), all’interno della gestione separata sussiste la possibilità di maturare una pensione anche con una storia contributiva esigua o ridotta. Infatti, i lavoratori che non riescono a conseguire almeno 20 anni di versamenti possono comunque ottenere un assegno con almeno 5 anni di contribuzione, a patto di attendere i 71 anni di età.

In alternativa, è possibile maturare anche una diversa tipologia di anticipo pensionistico a partire dai 64 anni di età. In questo caso serve però conseguire (unitamente al vincolo ventennale di anzianità contributiva) un assegno di importo mensile pari o superiore a 2,8 volte la pensione sociale. Nel 2020 tale soglia corrisponde quindi ad una soglia mensile di almeno 1287,52 euro (ovvero a 459,83 euro x 2,8).