Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

20
Mar

Pensioni di vecchiaia e anticipate, come maturare l’assegno ordinario e flessibile nel 2020

L’accesso alla pensione ordinaria nel 2020 continua a restare legato alla maturazione di 67 anni di età e 20 anni di versamenti. Ma le opzioni sperimentali di prepensionamento restano numerose, anche se legate a criteri molto specifici.

I lavoratori che devono andare in pensione nel corso dell’anno si trovano a fare i conti con un sistema di regole ricco di opzioni ed allo stesso tempo piuttosto complesso. La pensione di vecchiaia continua a rappresentare il principale meccanismo di riferimento per l’accesso all’Inps nel 2020, avendo come parametri di riferimento la maturazione di almeno 67 anni di età e 20 anni di versamenti.

In questo caso bisogna sottolineare che non vengono applicate finestre di slittamento, pertanto i lavoratori che maturano l’accesso all’Inps con l’assegno di vecchiaia vedono arrivare il pagamento dell’Inps il primo giorno del mese successivo a quando avviene la maturazione dei requisiti di legge.

Per chi è inserito nel sistema contributivo puro esiste anche la possibilità di ottenere l’accesso all’uscita di vecchiaia con appena 5 anni di versamenti, seppure aspettando i 71 anni di età.

La pensione anticipata prevista dal nostro ordinamento

Per coloro che hanno una lunga carriera lavorativa alle proprie spalle esiste anche la possibilità di ottenere l’accesso anticipato alla pensione slegandosi completamente dal parametro di tipo anagrafico. In questo caso serve maturare almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti, mentre per le donne ne bastano 41 anni e 10 mesi.

L’accesso a questa tipologia di pensionamento anticipato è legato ad una finestra di slittamento che pone in essere il primo pagamento dopo un trimestre dalla maturazione dei requisiti di quiescenza. La regola resta valida tanto nel privato quanto nel settore pubblico.

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Le opzioni sperimentali di accesso alla pensione

Per tutto il 2020 restano in essere anche numerose opzioni di accesso flessibile alla pensione. La quota 100 consente l’ingresso nell’Inps a partire dai 62 anni di età e 38 anni di versamenti, accettando una finestra trimestrale di attesa nel pagamento dell’assegno. Quest’ultima si estende a sei mesi per i lavoratori della pubblica amministrazione.

L’APE sociale consente invece l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni e con 30-36 anni di versamenti, in base alla specifica situazione di disagio prevista dal legislatore (disoccupazione, invalidità uguale o superiore al 74%, caregivers e addetto alle mansioni gravose). Condizioni simili sono previste anche per la quota 41, che prevede 41 anni di versamenti ed un anno di contribuzione prima del compimento del 19mo anno di età.

L’opzione donna consente invece l’uscita dal lavoro a partire dai 58 anni (59 anni per le autonome), purché si siano maturati almeno 35 anni di versamenti entro il 31 dicembre del 2019. Il meccanismo di flessibilità prevede però il ricorso al calcolo interamente contributivo dell’assegno, che nei casi peggiori può comportare una penalizzazione a doppia cifra percentuale (fino al 30% rispetto al sistema misto o retributivo).

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