Autore: Stefano Calicchio

INPS - Pensione

Pensioni anticipate: le richieste dei sindacati: flessibilità diffusa dai 62 anni, valorizzare il lavoro di cura

Sulle pensioni il Segretario Confederale della UIL Domenico Proietti torna a ribadire l’importanza di evitare lo scalone del post quota 100 a partire dal 1° gennaio 2022.

Sulle pensioni e sul superamento della legge Fornero i sindacati tornano a prendere posizione, ribadendo le richieste al governo avanzate durante i recenti tavoli di confronto. A fare il punto della situazione nelle scorse ore è stato il Segretario Confederale della UIL Domenico Proietti, durante un’intervista rilasciata per TG2000. Il riferimento va in particolare al dossier attualmente in discussione e alle misure che dovranno essere prese con la legge di bilancio 2021 e 2022.

Nella prima parte si parla del possibile rinnovo delle misure di flessibilità previdenziale in scadenza al termine dell’anno, come nel caso dell’APE sociale e dell’opzione donna. Mentre la nuova flessibilità generalizzata dovrebbe arrivare con la manovra del prossimo anno, in coincidenza con la conclusione della quota 100 (che consente l’uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e 38 anni di versamenti).

Per Proietti (UIL) serve un intervento strutturale sulla legge Fornero

Rispetto a quanto appena evidenziato, il sindacalista della UIL è tornato a ribadire le richieste del sindacato al governo. “Chiederemo finalmente un intervento strutturale sulla legge Fornero. A cominciare da quello che succede dopo quota 100, che finisce nel 2021 andando a creare uno scalone di ben cinque anni”.

Sul punto le parti sociali hanno sottolineato l’importanza di “una flessibilità più diffusa, intorno ai 62 anni, anche utilizzando la categoria dei lavori gravosi. E insieme a questo tema, che risulta centrale, c’è il futuro pensionistico dei giovani, che a causa della precarietà di questi anni avranno dei trattamenti ridotti. Per questo bisogna intervenire valorizzando gli anni di contributi versati affinché abbiano un futuro pensionistico sereno”.

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Riforma pensioni: la necessità di valorizzare il lavoro di cura e la maternità

Una importante sottolineatura riguarda infine il tema del gender gap, che necessità d’interventi risolutivi anche dal punto di vista pensionistico. “Il terzo punto riguarda le donne, che sono le più penalizzate nel nostro sistema previdenziale”, spiega Proietti. “Dobbiamo prevedere una valorizzazione del lavoro di cura e della maternità. Io credo che il governo si deve esprimere su questi fatti, perché noi abbiamo già esposto quelle che sono le nostre proposte”.

Sulla questione nella serata di ieri è tornata a prendere posizione anche l’amministratrice del CODS Orietta Armiliato, ricordando che “il 200% è la percentuale di tempo in più rispetto ai loro partner che nel 2014 le lavoratrici italiane a tempo pieno con almeno un figlio (sotto i 14anni) hanno dedicato al lavoro domestico in un giorno infrasettimanale”. Da tempo il Comitato Opzione Donna Social affianca le parti sociali nelle proprie rivendicazioni sulla questione. “Il modello di welfare in Italia risulta ancora fondamentalmente assistenzialistico ed è di fatto incentrato sulla delega alle donne” conclude Armiliato.

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