Pensioni anticipate, la guida alla Rita per uscire dal lavoro fino a 10 anni prima delle regole previste con l’Inps

Gli iscritti alla previdenza complementare possono approfittare in particolari condizioni della rendita integrativa temporanea anticipata, che consente di ottenere un prepensionamento fino a 10 anni.

Tra le diverse opzioni di accesso flessibile alla pensione ne esiste una che risulta poco conosciuta dai lavoratori e che consente di abbattere fortemente i requisiti ordinari di accesso all’Inps. Il riferimento va in particolare alla pensione di vecchiaia, raggiungibile attualmente alla maturazione di almeno 67 anni di età e contestualmente con 20 anni di versamenti.

Al fine di agevolare i lavoratori che vivono situazioni di disagio, il legislatore ha quindi pensato di permettere il ricorso al montante del fondo pensione con vantaggi fiscali notevoli, in modo da creare un ponte in grado di condurre l’iscritto alla previdenza complementare fino all’ingresso nell’Inps (o della cassa sostitutiva).

Di fatto, i beneficiari di questo provvedimento potrebbero ottenere un assegno di natura previdenziale fin dai 57 anni, a patto di aver cessato la propria attività lavorativa al momento della richiesta. Il meccanismo prende il nome di RITA, una sigla che sta per rendita integrativa temporanea anticipata. La rendita è considerata integrativa perché dipende dal capitale effettivamente maturato nel proprio fondo pensione. Temporanea perché non è di natura vitalizia, ma accompagna il lavoratore per il tempo necessario alla maturazione della pensione pubblica.

Infine è anticipata perché viene corrisposta prima di quanto non avviene normalmente seguendo le regole di accesso ordinarie alla pensione pubblica, ma anche a quella privata. Vediamo insieme tutti i vari casi nei quali è possibile usufruire dell’opzione di flessibilità previdenziale.

Pensioni flessibili e Rita: il caso dell’anticipo massimo di 10 anni

Partiamo dal primo caso, in grado di consentire un anticipo massimo di 10 anni alla prestazione previdenziale. In tale scenario, il beneficiario potrebbe cominciare a percepire un assegno fin dall’età di 57 anni. Nella pratica, il richiedente deve risultare inoccupato per un periodo di almeno 24 mesi (avendo quindi terminato gli altri sussidi di disoccupazione, come per esempio la Naspi).

Allo stesso tempo, deve maturare l’assegno di vecchiaia nel proprio regime obbligatorio di iscrizione entro i 10 anni successivi alla richiesta. Un ultimo requisito prevede la partecipazione alla previdenza complementare da un minimo di 5 anni.

Uscite anticipate: il secondo meccanismo con un anticipo massimo quinquennale

Nella seconda possibilità di accesso, il legislatore ha pensato di destinare la Rita ai lavoratori che hanno cessato la proprio attività lavorativa da almeno 24 mesi ed ai quali non mancano più di 5 anni al raggiungimento della pensione di vecchiaia. In questa specifica eventualità servono però almeno 20 anni di contribuzione presso il proprio regime previdenziale obbligatorio di appartenenza, oltre a 5 anni di anzianità di iscrizione alla previdenza complementare.

Quale documentazione risulta necessaria per fare ricorso all’opzione

Gli iscritti alla previdenza complementare che desiderano fare seguito all’opzione dovranno dimostrare di essere in possesso dei requisiti previsti alla legge al proprio fondo pensione di riferimento. Alla compilazione della domanda sul modulo predisposto dal fondo servirà quindi aggiungere la documentazione comprovante la cessazione dell’attività lavorativa oltre all’atto notorio (o la dichiarazione sostitutiva) da cui risulta lo stato di inoccupazione.

Oltre a ciò, nel caso di anticipo massimo quinquennale bisogna anche predisporre la documentazione attestante la maturazione di almeno 20 anni di versamenti presso l’Inps o un altro istituto sostitutivo (estratto conto integrato ECI). Infine, rispetto ai tempi di liquidazione dopo l’invio della pratica, quest’ultimi vengono determinati dal fondo pensione al momento del ricevimento della richiesta correttamente compilata.

Come funziona l’erogazione della Rita

A livello pratico, la rendita integrativa temporanea anticipata consiste nell’erogazione frazionata di una percentuale di montante (o della sua totalità) in favore del richiedente. Quest’ultimo potrà scegliere se liquidare in toto la posizione, oppure se destinarne una parte all’accantonamento. Nelle regole previste dal legislatore, l’aderente alla previdenza complementare può quindi scegliere l’importo di cui desidera fruire in termini percentuali rispetto al montante accumulato.

Le quote oggetto di erogazione continuano ad essere mantenute in gestione fino alla loro liquidazione e beneficiano dei risultati conseguiti. Per ogni rata il fondo pensione provvede a disinvestire un numero di quote pari all’ammontare della Rita, diviso per il numero complessivo delle rate residue. Alla conclusione dell’operazione, qualora non fosse presente alcun residuo, la posizione dell’aderente verrà chiusa.

Le agevolazioni fiscali previste con la RITA

Visto che la rendita integrativa temporanea anticipata è destinata a persone che vivono particolari condizioni di disagio lavorativo e che risultano inoccupate in età avanzata, il legislatore ha pensato di accompagnare il provvedimento con importanti agevolazioni fiscali. Così, l’intero montante destinato alla Rita beneficia della tassazione favorevole prevista al momento della maturazione della pensione pubblica.

In questo senso, ad ogni rata viene applicata una tassazione agevolata che prevede un’aliquota massima del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno di partecipazione fino ad un tetto complessivo di ribasso fissato al 9%. Le rate erogate beneficiano inoltre delle garanzie di legge tipiche delle prestazioni previdenziali, pertanto a queste si applicano i limiti di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità previsti dall’articolo 11 comma 10 del D.Lgs. numero 252 del 2005.

Le disposizioni sull’eventuale revoca e sul trasferimento della posizione

Per quanto concerne la possibilità di interrompere la Rita in corso di funzionamento, la legge prevede la scelta da parte dell’aderente di revocare la rendita. In questo modo, sarà possibile conservare l’intera posizione rimanente fino alla maturazione del pensionamento presso la gestione pubblica. La revoca diventa invece automatica nel momento in cui il lavoratore dovesse decidere di trasferire la propria posizione presso un altro fondo aderente alla previdenza complementare.

Un esempio pratico dell’applicazione ella RITA

Concludiamo il nostro approfondimento con una simulazione pratica di calcolo dell’importo annuale lordo generato dalla RITA e della relativa rata pagata su base trimestrale. Ipotizziamo un lavoratore con un montante di 100.000 euro che decide di chiedere la RITA a 10 anni di distanza dal pensionamento e con una percentuale di montante del 70% da convertire. In questo caso, l’importo della rata trimestrale lorda corrisponderebbe a 1750 euro.

Qualora la RITA fosse richiesta con un anticipo di 5 anni, a parità delle altre condizioni si otterrebbe una rendita trimestrale lorda di 3500 euro. Infine, qualora il lavoratore decidesse di utilizzare l’intera posizione maturata, otterrebbe (con un anticipo del 100%) una rata trimestrale di 2500 euro. La stessa salirebbe a 5000 euro con un anticipo di 5 anni.