Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS - Opzione donna

Pensioni anticipate, ecco chi può accedere all’opzione donna dai 58-59 anni nel 2020

Le lavoratrici che si trovano a valutare come accedere alla pensione nel 2020 hanno a disposizione anche il regime sperimentale della cosiddetta opzione donna, purché abbiano maturato almeno 58 anni di età (59 anni se autonome) e 35 anni di versamenti.

Tra le diverse misure sperimentali di accesso flessibile alla pensione ve n’è una che consente il pensionamento a partire dai 58 anni di età, purché si disponga di una storia contributiva importante e si accetti una penalizzazione nell’importo del futuro assegno. Si tratta della cosiddetta opzione donna, avviata dalla legge Maroni numero 243/04 e prorogata sino ad oggi con l’ultima legge di bilancio.

Vista la delicata situazione nella quale si trova il Paese e le limitate opportunità di accesso alla pensione, l’opzione donna rappresenta una delle poche misure da valutare soprattutto per coloro che purtroppo hanno perso il lavoro ed allo stesso tempo esaurito tutti i sussidi di welfare previsti dal nostro ordinamento.

Ma procediamo con ordine per verificare innanzitutto quali sono i requisiti di accesso attualmente richiesti per poter fruire della misura, considerando che l’accesso ordinario alla quiescenza parte dai 67 anni di età con almeno 20 anni di versamenti, mentre la pensione anticipata della legge Fornero prevede per le donne la maturazione di almeno 41 anni e 10 mesi di versamenti.

Pensioni anticipate e opzione donna: i requisiti di accesso alla misura

Grazie all’opzione donna è possibile ottenere l’accesso all’Inps a partire dai 58 anni di età (59 anni se lavoratrici autonome), purché si siano maturati almeno 35 anni di versamenti al 31 dicembre del 2019. L’accesso all’Inps è inoltre regolato da una finestra mobile piuttosto lunga, differenziata a seconda della tipologia di contributi versati.

Le lavoratrici dipendenti dovranno infatti attendere 12 mesi prima che si possa concretizzare l’effettiva maturazione dell’assegno, mentre il periodo si estende a 18 mesi per le cosiddette lavoratrici autonome. Resta poi da valutare un ulteriore punto, ovvero il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno.

Questo si concretizza attraverso l’applicazione dei coefficienti di conversione in rendita al montante composto dai versamenti effettuati dalla lavoratrice. Non essendo presente la parte retributiva o mista di conteggio, il calcolo appare particolarmente penalizzante al diminuire dell’età della pensionanda. In alcuni casi, quest’ultimo può arrivare a concretizzare una penalizzazione a doppia percentuale (capace di arrivare fino al 20% o 30% dell’importo che normalmente sarebbe stato erogato attraverso l’assegno ordinario).

Bisogna inoltre considerare che l’entità della penalizzazione risulterà permanente, perché la scelta di andare in pensione è irreversibile ed il meccanismo di conteggio applicato resterà quindi in essere per tutto il flusso dei pagamenti. In questo senso, la lavoratrice accetta di percepire un assegno minore ma per un lasso di tempo più lungo, visto il vantaggio evidente rispetto ai criteri ordinari di quiescenza.

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I limiti per l’acquisizione dell’anzianità di versamenti con l’opzione donna

Come già anticipato, il criterio contributivo per l’accesso alla pensione tramite opzione donna prevede la maturazione di almeno 35 anni di versamenti, misurati nel limite delle 52 settimane annue di contribuzione. Valgono i contributi versati a qualsiasi titolo, cioè accreditati come obbligatori, da riscatto e da ricongiunzione, oltre che i volontari ed i figurativi). Le lavoratrici iscritte all’AGO non vedono però concorrere i versamenti accreditati per malattia, oppure durante eventuali periodi di disoccupazione.

Restano evidentemente escluse tutte coloro che hanno già maturato il diritto alla pensione di vecchiaia o anzianità in base ai requisiti che risultavano in corso di validità al 31 dicembre del 2011, oppure coloro che hanno raggiunto i criteri utili ordinari di pensionamento con la legge Fornero.

In conclusione, in un momento difficile come quello attuale la possibilità di accedere alla pensione anticipata tramite l’opzione donna può rappresentare un’eventualità da valutare nel caso non vi siano alternative lavorative e si siano terminati tutti i sussidi di welfare previsti dalla legge, oltre che per coloro che le lavoratrici che compensare senza problemi la penalizzazione applicata con il ricalcolo contributivo puro.

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