Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS

Pensioni anticipate e Quota 41: i requisiti per uscire dal lavoro oggi e le richieste dei lavoratori

Con la quota 41 alcune specifiche categorie di lavoratori possono accedere in anticipo alla pensione, purché abbiano i requisiti di legge. Ma da tempo per la misura si chiede un’estensione della platea.

Con la crisi dettata dal Coronavirus e la difficile situazione occupazionale è tornata al centro dell’attenzione anche la questione della flessibilità in uscita dal lavoro. È chiaro infatti che in un momento delicato come quello attuale, avere dei meccanismi di prepensionamento in grado di agevolare l’ingresso nell’Inps può fare la differenza per tutti coloro che si trovano a vivere situazioni di disagio occupazionale in età avanzata.

Da questo punto di vista, la quota 41 rappresenta certamente un meccanismo importante per i cosiddetti lavoratori precoci, ovvero per coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età. Oltre a ciò, vista la scadenza a breve termine di altre opzioni di flessibilità previdenziale di natura provvisoria, il governo dovrà certamente tornare a riflettere sull’opzione.

Pensioni anticipate: come funziona attualmente la quota 41

Al momento attuale le pensioni anticipate tramite quota 41 richiedono innanzitutto di aver versato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento del diciannovesimo anno di età e allo stesso tempo di aver accumulato almeno 41 anni di anzianità nel proprio estratto conto contributivo dell’Inps.

Oltre a ciò, è necessario anche rientrare tra gli specifici profili di tutela previsti dalla legge, suddivisi in cinque diverse categorie. Tra queste troviamo i disoccupati che hanno terminato i sussidi di legge (come la Naspi), gli invalidi con un riconoscimento di almeno il 74%, i caregiver e infine coloro che hanno svolto le attività gravose e usuranti individuate dal legislatore.

Resta evidente che i limiti per l’accesso alla quota 41 sono molti, visto che in tanti casi chi rientra nelle categorie appena indicate avendo 41 anni di versamenti non possiede almeno un anno di contribuzione prima dei 19 anni e viceversa: molti lavoratori con quest’ultimo requisito non rientrano all’interno delle categorie considerate meritevoli di protezione.

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Riforma pensioni: occhi puntati sul 2021

Stante la situazione appena evidenziata, non sorprende che molti lavoratori precoci stiano chiedendo ormai da tempo e a gran voce lo sblocco dell’opzione per tutti coloro che raggiungono i 41 anni di versamenti, indipendente dagli altri criteri di accesso decisi per limitare la platea.

Le rivendicazioni cadono in un periodo sensibile non solo per le gravi conseguenze dovute all’emergenza Coronavirus, ma anche perché nel 2021 si renderà in ogni caso necessaria una nuova riforma delle pensioni. Questo perché sarà l’ultimo anno di funzionamento della quota 100, un meccanismo sperimentale che consente l’accesso alla pensione a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di contribuzione.

Si creerà quindi l’occasione per ripensare i meccanismi di accesso flessibile all’Inps, ed anche per questo molti lavoratori precoci sono tornati a rivendicare la necessità di allargare la platea dei beneficiari della quota 41 per tutti coloro che riescono a raggiungere il requisito dell’anzianità contributiva.

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