Autore: B.A

Pensione

Pensioni 2021: misure, requisiti, aspettativa di vita e regole

Come si potrà andare in pensione nel 2021 e cosa devono sapere i lavoratori a fine carriera.

Le pensioni sono per milioni di italiani un argomento sempre caldissimo. L’emergenza coronavirus ha parzialmente bloccato tutte le ipotesi di riforma delle pensioni che erano state ventilate a inizio 2020, quando era partito il tavolo tra governo e sindacati.

Nel 2021 quindi, salvo improvvisi cambiamenti che oggi appaiono difficili vista l’emergenza epidemiologica ed economica, le misure previdenziali dovrebbero restare intatte dal punto di vista dei requisiti. Ma è altrettanto vero che alcune misure potrebbero scomparire, perché vanno in scadenza il 31 dicembre prossimo.

Pensioni di vecchiaia 2021, come funzionano?

Con un decreto direttoriale del 5 novembre 2019, è stato confermato qualsiasi incremento dei requisiti pensionistici per la pensione di vecchiaia. In pratica nessun aumento di età pensionabile per il 2021 (ed anche per il 2022). Solo nel 2023 potrebbe sopraggiungere l’aumento di 3 mesi per l’età necessaria alla quiescenza di vecchiaia. Un aumento legato al meccanismo dell’aspettativa di vita.

Nel 2021 e nel 2022 pertanto, il requisito per la pensione di vecchiaia per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata INPS, è pari a 67 anni come età ed a 20 anni di contributi come requisiti contributivo.

Pensione a 66 anni e 7 mesi, per chi?

L’aumento a 67 anni del requisito anagrafico è scattato a gennaio 2019, quando si passò dai 66 anni e 7 mesi ai 67. Il requisito contributivo invece è rimasto inalterato, fissato a 20 anni di contributi a qualsiasi titolo versato.

C’è una grossa fetta di lavoratori però, che non hanno subito lo scatto di 3 mesi e che riusciranno a non subirlo anche nel prossimo biennio. Si tratta dei lavoratori che hanno svolto nella carriera lavorativa mansioni gravose o usuranti. Per loro anche nel 2021 pensione a 66,7 anni di età, ma solo se in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.

Pensione di vecchiaia contributivi puri

Un’altra categoria trattata in maniera differente in funzione della quiescenza di vecchiaia è quella dei cosiddetti contributivi puri. Si tratta dei lavoratori con il primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995.
Per costoro il requisito contributivo è abbattuto a soli 5 anni, ma la pensione in questo caso decorre solo al compimento dei 71 anni di età.

Pensione anticipata 2021, fino al 2026 tutto fermo

La pensione anticipata è la misura di pensionamento accessibile sena guardare all’età anagrafica. Servono solo 42 anni e 10 mesi di contributi previdenziali versati se il richiedente è maschio, oppure 41 anni e 10 mesi se la richiedente è donna.

Per questa misura, il requisito contributivo è stato confermato anche per il 2021. Il provvedimento faceva parte del cosiddetto Decretone, con cui Lega e Movimento 5 Stelle vararono quota 100 e reddito di cittadinanza.

Con questo atto, cioè con il DL 4/2019, convertiti nella legge 26/2019, tre allo stop agli adeguamenti per le aspettative di vita, il legislatore inserì il meccanismo a finestra per la misura. Per via di tale novità, la pensione anticipata decorre 3 mesi dopo la data di maturazione dei requisiti.

Pensione anticipata contributivi puri

Tornando ai contributivi puri, con primo accredito dei contributi successivo al 31 dicembre 1995, per la anticipata bastano 20 anni di contributi. Ma allo stesso tempo servono 64 anni di età compiuti e una pensione pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Requisiti inalterati fino al 2022 anche per questa misura.

Pensione usuranti, quote e quota 100 2021

Con riferimento ai lavoratori precoci, impegnati in attività gravose, oppure disoccupati, invalidi e caregivers, resta attiva fino al 2026 la quota 41, senza limiti di età, con finestra trimestrale di attesa e una volta raggiunti i 41 anni di contributi.

Per i soggetti a cui si applica il sistema quote, per i prossimi due anni, restano i requisiti dell’anzianità contributiva di almeno 35 anni, di un’età anagrafica minima di 62 anni e il raggiungimento di quota 98, se lavoratori dipendenti pubblici e privati con 63 anni di età o quota 99, se lavoratori autonomi.

Per gli usuranti e notturni, fino al 2026, pensione a 61,7 anni di età con 35 di contributi e contestualmente quota 97,6 (la quota sale di un anno per gli autonomi e in maniera proporzionale alle giornate di lavoro tra le 24:00 e le 05:00 per i notturni).

Tra le tante misure di pensionamento anticipato opzione donna e Ape sociale sono a scadenza al 31 dicembre 2020 e non è certo che vengano confermate l’anno venturo.

Quota 100 con la sua pensione a 62 anni di età e 38 di contributi invece, dovrebbe essere confermata fino al 31 dicembre 2021, come stabiliti dall’ultima manovra.
Il condizionale però è d’obbligo in quanto la misura, anche in gruppi della maggioranza di governo, viene duramente messa in discussione.