Autore: B.A

23
Set

Pensione anticipata e pensione di vecchiaia 5 anni prima, via allo scivolo

A 62 anni di età o con 37,10 di contributi, via allo scivolo.

Aiutare le grandi aziende a riorganizzare la loro attività accompagnando alla pensione i lavoratori più anziani, riqualificando gli altri e dotandosi di nuovi dipendenti più propensi alle innovazioni. Questi gli obbiettivi che si prefigge il legislatore che ha varato i cosiddetti contratti di espansione. Con la recente circolare n° 16 del 2019 l’Inps ha confermato il via di questo nuovo strumento previdenziale che permette uscite dal lavoro e quindi pensionamenti anticipati e che è stato introdotto nel nostro ordinamento dal decreto crescita.

L’Inps ha prodotto tutte le istruzioni per questa forma di pensione anticipata che riguarda lavoratori dipendenti che si trovano a 5 anni dal raggiungere i requisiti utili per i due pilastri del sistema previdenziale, la pensione anticipata e la pensione di vecchiaia. In pensione 5 anni prima, ma non per tutti. Infatti la particolarità della misura, come ampiamente spiegato dall’Inps è che per sfruttarla occorre l’accordo tra datore di lavoro e sindacati in sede ministeriale e che può riguardare dipendenti di aziende con dotazione organica pari o superiore a 1.000 addetti.

La misura quindi può essere già sfruttata con i soldi in dotazione che il primo Governo Conte ha già messo a bilancio. Per il 2019 e per il 2020 sono stati stanziati 63,7 milioni di euro, che serviranno a finanziare la disoccupazione Naspi e l’integrazione salariale dei lavoratori che rientreranno nella misura.

Servono ulteriori dotazioni

Le coperture della misura però, come riporta un articolo di oggi del quotidiano «Il Sole 24 Ore», potrebbero non bastare.I lavoratori di queste aziende di grandi dimensioni presenti nel tessuto produttivo italiano sono circa 2,6 milioni. Si va dalla grande distribuzione alle banche, dai servizi postali ai servizi di pulizia, dai trasporti alla ristorazione. Per finanziare gli scivoli pensionistici e gli ammortizzatori sociali legati al contratto di espansione sono stati stanziati 63,7 milioni. Se la misura non sarà rifinanziata nella prossima legge di Bilancio, però, come riporta il quotidiano, rischia di anticipare la sua fine.

Il vantaggio per le aziende

Si chiamano contratti di espansione, questi gli strumenti che lo scivolo offre a lavoratori e aziende. Come dicevamo, la misura riguarda imprese con un numero elevato di lavoratori dipendenti e che hanno in programma operazioni di re-industrializzazione e riorganizzazione. Sono imprese che devono provvedere a modifiche sostanziali dei processi aziendali che vanno votati all’innovazione tecnologica. In parole povere, aziende che modernizzando la loro attività, hanno necessità di svecchiare il parco dipendenti perché occorre dotarsi di lavoratori più propensi alle novità tecnologiche.

La misura va a sostituire i vecchi contratti di solidarietà espansiva che dal 30 giungo hanno cessato di esistere e sarà in vigore per il biennio 2019-2020. Nel contratto che deve essere in accordo tra le parti sociali e le aziende interessate, va indicato in primo luogo il numero dei lavoratori che si andranno ad assumere con tutte le mansioni ed i profili messi in evidenza. Inoltre occorre indicare i lavoratori che possono rientrare nello scivolo pensionistico nonché quelli che rimarranno in organico e si vedranno ridurre l’orario di lavoro. Tutto ciò affinché Il Ministero del lavoro provveda a controllare la veridicità e la struttura del progetto di riqualificazione e formazione oltre che il numero delle assunzioni previste.

Il vantaggio per i lavoratori

L’accordo per il lavoratore produrrà l’effetto di una vera e propria pensione anticipata, uno scivolo di 5 anni. I lavoratori che si trovano ad aver compiuto 62 anni di età (cioè a 5 anni dai 67 della pensione di vecchiaia) o che hanno già raggiunto i 37 anni e 10 mesi di contributi versati (in questo caso, lavoratori che si trovano a 5 anni dai 42 anni e 10 mesi della pensione anticipata), sono quelli a cui si può applicare il contratto di espansione.
Tale strumento consentirà di riconoscere a tali soggetti, una indennità mensile fino alla data di maturazione delle vere pensioni loro spettanti.

Qualora il pre-pensionamento avvenga in riferimento alla pensione anticipata in regime Fornero, il datore di lavoro (l’azienda) dovrà versare oltre all’indennità pari alla pensione maturata dal lavoratore alla data di uscita, anche i contributi previdenziali utili al raggiungimento del futuro trattamento pensionistico. in parole povere, l’azienda verserà al lavoratore una indennità a integrazione della Naspi che naturalmente il dipendente percepirà dopo il licenziamento ed inoltre verserà gli anni di contributi mancanti per raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contribuiti richiesti dalle pensioni anticipate Fornero, anche in questo caso, ad integrazione dei contributi figurativi che la stessa Naspi genera.