Autore: Stefano Calicchio

Pensione - INPS - Ammortizzatori sociali

Pensione anticipata e bonus figli: ecco le agevolazioni previste dalla legge

La normativa vigente prevede alcuni benefici nell’accesso alla pensione per chi ha figli. Le misure prendono forma in bonus rispetto alla maturazione dei requisiti contributivi, ma dai Comitati si chiedono interventi più incisivi.

Il lavoro di cura attende ormai da tempo di essere riconosciuto dalla legge dal punto di vista previdenziale. Infatti, nonostante l’impegno di moltissime donne verso la conciliazione della propria attività lavorativa con quella prestata in favore di parenti e figli, al momento non esiste la possibilità di ottenere una vera e propria pensione anticipata tenendo conto del gap prodotto da questo elemento.

In attesa che il legislatore estenda il riconoscimento del lavoro di cura e permetta a tutte le donne di ottenere una valorizzazione previdenziale in tal senso (così come richiesto dalle stesse lavoratrici riunitesi nei comitati), ad oggi resta possibile ottenere in alcuni casi una riduzione dei requisiti di accesso alla quiescenza, oppure una maggiorazione a livello di contributi figurativi.

L’anticipo nell’età di accesso alla pensione per le lavoratrici con figli

Tra le opzioni di riconoscimento del lavoro di cura riconosciute ad oggi dall’Inps vi è la possibilità di ottenere un anticipo dell’età pensionabile rispetto ai requisiti di fruizione della pensione di vecchiaia di 4 mesi per ogni figlio, con un tetto massimo di 12 mensilità. Questo significa che dopo il terzo figlio non si concretizza comunque alcun ulteriore beneficio.

A livello pratico, con questa agevolazione l’assegno di vecchiaia si concretizza al raggiungimento dei 66 anni di età, anziché degli attuali 67 anni di età e 20 anni di versamenti, presso tutte le gestioni che fanno riferimento all’Inps. Il beneficio è però previsto solo per quelle lavoratrici che hanno iniziato a versare a partire dal 1° gennaio 1996, essendo inserite interamente all’interno del sistema contributivo puro.

La maggiorazione prevista per le lavoratrici madri

Le lavoratrici che risultano inserite all’interno del sistema contributivo puro possono in alternativa ottenere un assegno più alto, con una maggiorazione del coefficiente di conversione in rendita normalmente applicato per effettuare il calcolo della pensione. In particolare, è possibile ottenere un vantaggio corrispondente ad un anno fino a due figli, ed a due anni con tre o più figli.

Questo significa che nel momento in cui si raggiunge l’accesso alla pensione, se non si riusciranno ad ottenere sconti sull’età di pensionamento si potrà comunque beneficiare di un assegno più alto.

I benefici pensionistici previsti dalla legge Dini

Ulteriori benefici nei parametri di accesso alla pensione vengono concessi dalla legge Dini ai lavoratori dipendenti che sono iscritti al sistema contributivo puro, attraverso l’accredito di contributi figurativi per i periodi di assenza dal lavoro giustificati per l’educazione dei figli fino al sesto anno di età, nella misura massima di 170 giorni per ogni figlio.

Allo stesso modo, viene garantita la contribuzione figurativa anche in favore di coloro che assistono un figlio fino al sesto anno di età (oppure un coniuge o un genitore convinvente) nel caso siano stati riconosciuti i benefici connessi alla legge 104. La normativa prevede un accredito annuo massimo di 24 giorni, con un limite di 24 mesi.

Per il riconoscimento dei contributi, serve inoltrare una specifica domanda al fondo o alla gestione di iscrizione nel periodo durante il quale il lavoratore ha usufruito delle assenze.

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La pensione anticipata tramite APE sociale e la riduzione del parametro contributivo

Un’ulteriore opzione di riconoscimento per il lavoro di cura è legata alla pensione anticipata tramite l’APE sociale. Si tratta di un’opzione sperimentale di tutela che garantisce l’accesso all’Inps a partire dai 63 anni di età e con almeno 30-36 anni di versamenti, a seconda della specifica situazione di disagio prevista dal legislatore.

In particolare, è possibile ottenere l’uscita anticipata dal lavoro con 30 anni per caregiver, disoccupati che hanno terminato da almeno 3 mesi i sussidi di welfare e invalidi con invalidità riconosciuta per almeno il 74%. In alternativa, si può accedere alla pensione anticipata con almeno 36 anni di versamenti se si rientra tra le professioni gravose o usuranti riconosciute dalla legge.

Per le donne la scorsa legge di bilancio ha previsto anche il riconoscimento del lavoro di cura, nella misura di un anno per ogni figlio, con uno sconto massimo di due anni. L’APE sociale donna consente quindi uno sconto sul requisito contributivo, tale da consentire l’accesso all’Inps dai 63 anni e con 28-34 anni di versamenti a seconda dello specifico profilo.

Pensioni anticipate, le rivendicazioni sul riconoscimento del lavoro di cura del CODS

Rispetto alla vicenda del mancato riconoscimento del lavoro di cura, il Comitato Opzione Donna Social porta avanti ormai da anni una lunga battaglia al fine di veder ridurre il gap attualmente esistente tanto nel comparto previdenziale quanto nel mondo del lavoro. A tal proposito, abbiamo raccolto su questo peculiare aspetto alcune dichiarazioni dall’amministratrice Orietta Armiliato.

“Non è stato facile mettere a fuoco la questione del lavoro di cura e riuscire a sensibilizzare non solo chi è preposto a legiferare, ma anche chi direttamente lo subisce. Il CODS con pazienza ed abnegazione, ha da anni intrapreso questo percorso di sensibilizzazione che è stato oggetto di attenzione in primis delle OO.SS tramite i suoi segretari confederali e la propria piattaforma unitaria. La questione passo dopo passo è giunta sui tavoli del Ministero del lavoro ed è stata materia di attenzione diretta da parte del Presidente del Consiglio”, spiega Armiliato.

Secondo la fondatrice del Comitato, “abbiamo proposto, in sostanza, di riconoscere qualche anno di contribuzione figurativa alle donne in virtù appunto del lavoro domestico ordinario poiché, proprio a causa delle carriere discontinue connesse a queste attività, fanno fatica a raggiungere gli anni necessari per accedere alle misure presenti nel nostro ordinamento previdenziale. Ma siamo andate anche oltre con le nostre proposte, tant’è che quando fummo in possesso del draft che declinava i termini per accedere a Quota 100 e poi ancora, successivamente, quando leggemmo i primi monitoraggi che vedevano preclusa l’adesione della platea femminile, proponemmo un’iniziativa che poteva consentire un possibile accesso tramite la diminuzione di un paio di anni del requisito contributivo”.

Tale intervento fu chiamato #QuotaCentoRosa. La proposta “piacque, fu appoggiata ma l’esecutivo non ne volle sapere... In ogni caso non ci siamo fermate ma, piuttosto, abbiamo compreso ancor più approfonditamente quanto sia necessario un cambio di passo culturale. Preso atto di tutto ciò, siamo convinte che occorra implementare una capillare e robusta azione di alfabetizzazione sociale che possa smontare l’attuale modello”.

“Quest’ultimo vede Il governo della casa, dei figli, dei parenti anziani e quant’altro, demandato prevalentemente alle donne, con detrimento di tutte le altre attività extra domestiche rendendo le corresponsioni economiche e conseguentemente le pensioni femminili, insufficienti economicamente ancorché inarrivabili”, ha quindi concluso l’amministratrice del Comitato Opzione Donna Social.

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