Autore: Stefano Calicchio

Pensione - Lavoro - Ammortizzatori sociali

Intervista a Roberto Ghiselli (Cgil): «chiediamo in questa fase che nessuno sia licenziato»

Il Segretario Nazionale della Cgil Ghiselli a tutto campo su lavoro e pensioni per l’emergenza Coronavirus: «è necessario accompagnare le misure di emergenza con un programma che guardi la prospettiva».

La Cgil nelle scorse ore è tornata a prendere posizione rispetto alle ultime proposte in arrivo da alcune forze politiche, oltre che nei confronti delle misure d’urgenza che è necessario prendere in favore dei lavoratori e di chi sta vivendo le inevitabili situazioni di disagio sociale dovute all’emergenza dettata dal Coronavirus. A tal proposito, abbiamo intervistato il Segretario Nazionale Roberto Ghiselli.

Partiamo da un suo recente post pubblicato su facebook nel quale ha chiesto diritti e legalità rispetto a specifiche proposte giunte da alcune forze politiche. Nello specifico, si va dal condono fiscale in favore degli evasori a quello edilizio tombale, fino alla reintroduzione dei voucher liberi in agricoltura e alla cancellazione delle tutele per i lavoratori nelle procedure di cassa integrazione. Cosa sta succedendo?

Ormai è evidente che qualcuno sta cercando di utilizzare il pretesto dell’emergenza sanitaria per riproporre il solito refrain dei condoni, siano essi fiscali o edilizi. In questo modo strizzando l’occhio a quella parte del Paese, e quindi dell’elettorato, che vive e specula nell’illegalità, a vantaggio proprio e a danno di tutta la comunità. Quindi un conto è ragionare di proroghe, sospensioni temporanee, dilazioni dei tempi nell’espletazione di alcuni adempimenti amministrativi o fiscali, con l’obiettivo di aiutare i tanti cittadini che in questa fase stanno facendo i conti con i problemi economici e logistici che l’emergenza determina, altra cosa è sanare le illegalità. In più, alcune proposte sono finalizzate a precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro, sempre prendendo a pretesto questa emergenza. Si sta riproponendo la reintroduzione dei voucher in agricoltura, lo strumento più semplice per favorire il caporalato e non riconoscere i diritti contrattuali dei lavoratori, e si propone di “liberalizzare le assunzioni” che, tradotto, significa che le imprese possono assumere e licenziare le persone quando vogliono senza nessuna tutela per il lavoratore. Come se non bastasse la precarietà già esistente.

E per il delicato capitolo della riforma previdenziale: cosa attendersi rispetto al confronto in essere con il governo prima di questa emergenza? C’è addirittura chi parla del possibile blocco di quota 100…

Una sciocchezza, che aggiungerebbe problemi a problemi. Quota 100 non è la riforma della Fornero e quindi non è la soluzione strutturale al tema previdenziale, soprattutto per le fasce più deboli del mondo del lavoro. Ma, in attesa di una vera riforma, obiettivo a cui noi non vogliamo rinunciare, non possiamo modificare le legittime aspettative di chi il prossimo anno potrebbe utilizzare questo strumento che è già in essere. Stiamo parlando di poche decine di migliaia di lavoratori, poco più di 50.000, che hanno lavorato almeno 38 anni ed hanno comunque superato i 62 anni di età. Il risparmio sarebbe del tutto irrilevante, meno di un miliardo nel medio termine, rispetto alla portata dei problemi che dobbiamo affrontare, e l’onere non lo si può caricare su alcuni in maniera così pesante.

Riguardo invece ai tanti che in questi giorni si stanno preoccupando per il proprio lavoro, quali sono le rivendicazioni e le richieste di tutela in arrivo dal sindacato?

Innanzitutto chiediamo, in questa fase, che nessuno sia licenziato. Già il mese scorso, su nostra richiesta, il Governo ha introdotto questo principio nella normativa e ciò deve valere anche per i prossimi mesi. Del resto le imprese che utilizzano gli ammortizzatori sociali in questa fase non hanno nessun costo aggiuntivo.

Già oggi in alcune circoscrizioni si parla di una vera e propria valanga di richieste di ammortizzatori sociali: quali idee e principi seguire per governare quello che succederà dopo? Quali risorse e provvedimenti serve attivare?

Noi pensiamo che sia necessario accompagnare le misure di emergenza, quelle che si stanno adottando con i vari decreti, approvati o in via di approvazione, con un programma che guardi la prospettiva e che, nella sostanza, sostenga gli investimenti, l’innovazione, la ricerca e l’istruzione, l’infrastrutturazione del Paese. Aggiungo anche le infrastrutture di welfare, per garantire la coesione sociale. In questo processo tutti devono fare la loro parte e anche lo Stato deve tornare protagonista attivo negli investimenti, anche diretti, e nel garantire un sostegno alle funzioni strategiche per il Paese. In questo contesto, ad esempio, anche i Fondi di previdenza, nella loro autonomia e se si determinassero le condizioni, potrebbero fare la loro parte per sostenere l’infrastrutturazione e l’economia reale del Paese. Ma una cosa deve essere chiara: deve cambiare il modello di sviluppo, devono essere sostenute le attività sostenibili, sia da un punto di vista ambientale che sociale... e si deve creare lavoro di qualità, stabile e dignitosamente retribuito.

Parliamo infine di coloro che si trovano con un contratto di lavoro saltuario, ad esempio perché scaduto poco prima dell’emergenza, oppure ai quali semplicemente il contratto non verrà rinnovato date le prevedibili difficoltà delle imprese. Quali tutele sarà necessario attivare in favore di queste categorie di lavoratori?

Alcune misure, come gli ammortizzatori sociali e le indennità, dovranno essere probabilmente prorogate, magari rendendole un po’ più selettive perché, ad esempio, non tutte le partite Iva sono uguali rispetto all’esigenza di un sostengo al loro reddito. Inoltre dobbiamo includere nelle tutele alcune fasce di lavoratori attualmente esclusi, come le colf, le assistenti familiari, i lavoratori con contratto intermittente, e alcune forme di lavoro autonomo come molte attività nell’ambito della cultura o dello sport.

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