Autore: Stefano Calicchio

Lavoro - Debito pubblico

4
Apr

Intervista a Giuseppe Povia: siamo italiani, «abbiamo tanti difetti ma ci sappiamo sempre rialzare»

«Siamo italiani» di Povia in pochi giorni è stata ascoltata da 2 milioni di persone ed è diventata un simbolo della battaglia contro il Coronavirus. Il cantante ci racconta il proprio pensiero e le proprie intuizioni sulla vicenda.

Dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus anche il mondo della musica, della cultura e dell’arte è stato duramente colpito. Abbiamo deciso di affrontare la questione con Giuseppe Povia, un musicista controcorrente che da sempre ha cantato ed espresso in modo coraggioso una visione differente e personale dei grandi temi e interrogativi verso i quali la vita ci porta inevitabilmente a confrontarci.

Partiamo dal tuo recente video rap pubblicato su yuotube: una canzone di denuncia contro il sistema del debito, ma anche contro i tagli alla sanità e alla salute praticati negli ultimi anni. Qual è lo scopo dell’iniziativa e quale messaggio vuoi trasmettere a chi ti segue?

Il brano «Fanculo il debito» è una verità incontrovertibile e, alla luce di quest’emergenza, anche l’Unione Europea si è dovuta togliere la maschera dell’austerità e del rigore dicendo: ’gli Stati potranno spendere quanto vorranno per far fronte all’emergenza’. Persino il Presidente della Repubblica giorni prima si era esposto dicendo: ’l’Europa non ci ostacoli’.
Con questo brano canto sostanzialmente il messaggio Keynesiano e di tanti altri economisti come De Grauwe o Forstater o Parguez o premi nobel come Krugman e Stiglitz ad esempio. Non possiamo vivere sempre nell’incubo di un contabile che per far tornare i conti e cioè dei semplici numeretti, distrugge le economie di alcuni Stati dell’area euro. La nostra sanità si indebolisce maggiormente a causa del virus. Ecco perchè canto: «più soldi più cure, meno soldi più sventure, fanculo il debito».

Con un tuo recente post su Instagram hai evidenziato la difficile situazione nella quale si sono trovati milioni di italiani. “Positivi, ottimisti, allegramente depressi”: in che modo interpreti lo stato d’animo delle persone che ti seguono e le gravi difficoltà di questi tempi?

Noi italiani abbiamo tanti difetti ma ci sappiamo sempre rialzare. Lo canto nella canzone «Siamo italiani» che in pochi giorni è stata ascoltata da quasi 2 milioni di persone ed è diventata simbolo di questa battaglia. È inutile nasconderlo, siamo sconfortati, preoccupati, ansiosi, ognuno per i suoi motivi legati soprattutto al lavoro ma viviamo ogni giorno con la speranza di leggere che i contagi vadano a zero. Nel frattempo siamo allegramente depressi.

Entriamo nel merito del mondo della musica e dello spettacolo: un settore che risulterà duramente colpito dalle conseguenze di questa emergenza sanitaria. In un tuo recente post hai fatto esplicito riferimento alle inevitabili difficoltà legate al tuo prossimo tour. Qual è la situazione attuale per chi lavora nel settore e nell’indotto? Cosa serve fare di diverso e con urgenza, a tuo parere?

Purtroppo il settore dello spettacolo e nel mio caso dei concerti, è quello più colpito perchè vive di aggregazione e quindi di tanta gente che partecipa. L’unica cosa che posso dire a chi organizzerà un evento, per esempio una festa patronale, per i primi tempi, è di non farci montare il palco in una piazza piccola ma in un posto grande dove la gente può stare a distanza, penso ad un campo sportivo o un grande prato all’aperto, magari anche spostato dal paese o dalla città. L’Italia è piena di questi posti. Lì si può fare la festa, montare le bancarelle, le giostre in maniera più sicura senza rinunciare a nulla ed avere entrate economiche.

Concludiamo con una citazione: “siamo italiani, su le mani, che possiamo conquistare pure il cielo; siamo italiani, due parole: mente e anima”. In molti si domandano come cambierà il nostro futuro e il nostro Paese quando tutto sarà finalmente risolto. Saremo davvero in grado, a tuo parere, di utilizzare questa crisi per imparare qualcosa di nuovo come individui e società?

Non lo so, forse noi esseri umani abbiamo anche bisogno di una crisi mondiale per capire che dobbiamo combattere e apprezzare le piccole cose ma secondo me tutto prima o poi tornerà alla normalità, come è sempre stato. Non mi piace chi dice: «non saremo più quelli di prima e dovremo cambiare la nostra vita in modo radicale»... ma per piacere va, abbiamo superato 2 guerre mondiali e mio nonno mi raccontava che nel periodo della ricostruzione la gente faceva quello che faceva prima dello scoppio. Ci vorrà un po’ di tempo magari ma tutto tornerà normale, speriamo presto.