Autore: Leonardo Gaspa

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Google rovina il natale di milioni di bambini ecco perché

Google sta rovinando il natale di milioni di bambini in tutto il mondo. Perché? Per scoprilo continua a leggere.

I bambini di tutto il mondo sono più disillusi che mai riguardo il natale ed è tutta colpa di Google. Non si tratta di un’ intenzione diretta, ma di una semplice domanda sul motore di ricerca più famoso del mondo.
I bambini infatti, curiosi di natura, chiedono varie domande a Google tra cui una delle questioni più affascinanti dell’infanzia: “Babbo natale esiste?”
A questa magica domanda lo strumento digitale risponde fornendo vari risultati che inevitabilmente svelano la verità senza peli sulla lingua.

Secondo uno studio condotto dal portale exampaperplus ogni anno sono in media 1,116,500 bambini a effettuare questa ricerca e puntualmente tra i primi risultati appare un articolo intitolato “Cosa risponde ai figli quando chiedono se Babbo natale esiste” dove si dichiara apertamente nella descrizione del post, ovvero nel testo al di sotto del titolo in evidenza che “Noi adulti sappiamo come Babbo Natale non esista”. Gli altri 9 risultati sono per lo più articoli rivolti ai genitori per fornire consigli su come rispondere alla domanda o come rivelare la verità. Spicca come terzo risultato la pagina che definisce Babbo Natale una creatura leggendaria, svelando la sua natura.

Questi sono i risultati (tradotti) che Google offre agli utenti americani e inglesi. Per quanto riguarda la situazione italiana bisogna ammettere che è molto più soft: la maggior parte dei 10 risultati non rispondono apertamente alla domanda, ma anzi fanno sperare il magico personaggio esista veramente. C’è addirittura un sito, dove è stata pubblicata una lettera di una bambina e la risposta di Babbo Natale, alquanto commuovente. Si tratta di un portale di e-commerce che vende servizi natalizi, ma questo non toglie la sua magia e il suo rispetto verso i più piccoli.

La situazione si complica se i bambini cercassero su Google “Babbo Natale esiste o no?” In questo caso si arriverebbe a risultati più cinici, come un articolo del Corriere dove un pediatra consiglia l’età giusta per svelare ai propri figli la verità.

Per gli esperti dei motori di ricerca i risultati alla fatidica domanda sono piuttosto comprensibili. Stephen Kenwright, specialista del settore ha dichiarato come:
«Il primo risultato offerto da Google è ottenuto in base all’autorità del dominio(del sito web) e sulla qualità del contenuto.
L’algoritmo di Google seleziona per i primi risultati la migliore risposta alla domanda ricercata. Questo significa che si considera l’affidabilità del fonte, per questo risultati che appartengono ai siti più affermati, come organi di stampa ufficiali o Wikipedia, appaiono tra le prime posizioni.»
Ciò spiega come Quartz per gli angloamericani e il Corriere per noi italiani domino i risultati, nonostante siano articoli privi di considerazione verso i più piccoli.

«Tuttavia, la questione di Babbo Natale ci dimostra come Google sia ancora una macchina che non possiede un’empatia umana.» Ha così concluso l’esperto.

Le risposte di Siri e Alexa

Le ricerche tramite comandi vocali stanno diventando sempre più frequenti. Cosa succede allora se dei bambini dovessero chiedere a Siri se Babbo Natale esiste? Nella versione anglo americana Siri risponde con il seguente gioco di parole “There’s not something I’m not allowed to Clause, I mean disclouse”, dove disclause integra il nome di Santa Clause. Nella versione Italiana Siri risponde “Aspetta che glielo chiedo”.
Per quanto riguarda Alexa e Google home si tratta di risposte molto creative e vaghe rispetto quelle di Google, dove non si fornisce mai una risposta certa e scientifica.

Le reazioni degli insegnanti

Ogni anno migliaia di insegnanti riportano la questione all’attenzione del pubblico, esigendo da Google un cambiamento. Non si comanda all’azienda tech di modificare radicalmente il proprio modus operandi, ma almeno di proporre risposte di articoli più creative, ispirandosi anche al comportamento degli strumenti a comando vocale.

Al momento si attende la risposta del colosso digitale, nel frattempo la curiosa questione è ancora aperta.