Ecco perché i voucher non sono serviti a combattere il lavoro in nero

Nati per contrastare il lavoro a nero, i voucher non si sono rivelati efficaci per tutelare le categorie di lavoratori dediti a prestazioni occasionali.

Buoni lavoro inutili? I voucher lavoro, creati inizialmente per contrastare il lavoro in nero e per erogare una retribuzione in regola a prestazioni di lavoro occasionali, si sono rivelati, in parte, un fallimento.

Il presidente dell’Inps Tito Boeri ha spiegato infatti che i buoni lavoro hanno soddisfatto solo in parte gli obiettivi per i quali erano stati creati.

Anzi, secondo i dati diffusi dall’Istat, non sono pochi i casi in cui i voucher sono serviti principalmente per coprire il lavoro a nero. Infatti, solo nel Lazio, è presente il 14% del lavoro in nero ma ad essere venduti sono soltanto il 4 % di voucher.

Secondo uno studio dell’INPS la spiegazione è molto semplice: i voucher sarebbero utilizzati per retribuire soltanto una parte del lavoro svolto. Dunque le ore effettive di lavoro sarebbero molte di più rispetto a quanto dichiarato dal punto di vista fiscale.

Insomma le aziende, paradossalmente, approfittano dei voucher proprio per perseverare nell’evasione e quello che doveva essere uno strumento per combattere la piaga del lavoro in nero si sta rivelando un valido alleato per continuare a relegare i lavoratori occasionali nel precariato.

A dimostrare la validità di questa tesi poi arrivano i dati Istat: da quando si sono intensificati i controlli e da quando è partita la tracciabilità, il fenomeno dell’uso di voucher è diminuito notevolmente rispetto alla media del 2016.

Voucher: da proibire o scoraggiare?

Boeri, nel tentativo di suggerire al Governo una possibile soluzione per debellare la piaga del lavoro in nero, si è detto contrario all’abolizione dei voucher, a differenza di chi ha invocato a gran voce il referendum ad hoc.

Anziché proibire i voucher, secondo il presidente dell’Inps, sarebbe più proficuo porre dei limiti precisi e ragionati: ad esempio prevedere un tetto massimo di giornate lavorative, come 10 al mese o 40 l’anno, scoraggiandone l’abuso.


Si dice anche contrario a relegare l’uso dei voucher soltanto in alcuni settori, ovvero in quegli ambiti “privati”, ad esempio per gli studenti che fanno ripetizioni.
 L’idea vuole essere quella di un lavoro accessorio, anche di un secondo lavoro. È lecito, ma deve essere riconosciuto, dunque tutelato e retribuito in regola.

E poi, stando sempre ai dati forniti dall’Istat, ad utilizzare i voucher sono soprattutto le organizzazioni sindacali e le società cooperative.
 Nel corso dell’anno scorso infatti 36 organizzazioni sindacali hanno utilizzato 279.976 voucher e 48 cooperative ben 2.397.995.

Di sicuro, qualora i voucher abbiano un futuro certo, i controlli dovrebbero essere più intensi e frequenti. Ma soprattutto, come ha spiegato Boeri, bisognerebbe far intervenire l’Inps nella gestione di questi - ora se ne occupano ministero del Lavoro ed ente di provvidenza - così da rendere immediato un eventuale intervento.