Decreto Buona Scuola: come diventare insegnante oggi

Con il decreto Buona Scuola varato nel 2015 sono state introdotti novità nel mondo scolastico. Conviene oggi diventare insegnante?

Con il decreto Buona Scuola sono cambiate le modalità per diventare insegnante e sono state introdotte diverse novità: per accedere all’insegnamento bisognerà essere in possesso di una laurea e successivamente vincere il concorso pubblico.

Chi sarà in grado di superare il concorso si inserirà in un percorso di formazione di tre anni, due dei quali da svolgere all’interno delle scuole per superare il tirocinio. Concluso il percorso triennale, il candidato verrà assunto come insegnante a tempo indeterminato.

Questo è quanto prevede una delle otto leggi contemplate all’interno del decreto Buona Scuola entrato in vigore nel luglio 2015, un nuovo piano di assunzione che, stando a quello che promuove la legge stessa, porta uno straordinario piano di assunzioni, un’ offerta formativa più ricca, una maggiore autonomia scolastica e un maggiore propensione verso la digitalizzazione.

Il Decreto Buona Scuola in 10 punti

Cosa prevede il Decreto buona Scuola? Quali novità introduce per chi vuoel diventare insegnante? Ecco il Decreto Buona Scuola spiegato in 10 punti:

  • 1. Le assunzioni: nonostante le promesse di assunzione di 100.701 mila precari, la verità è che buona parte di questi ultimi ne sono stati esclusi. Infatti se 45 mila sono entrati subito per rimpiazzare i colleghi andati in pensione, gli altri 55 mila o sono entrati nel corso dell’anno oppure hanno dovuto aspettare il concorso 2016 per le altre 20 mila cattedre. Con la differenza, però, che non hanno avuto posti riservati ma solo un punteggio aggiuntivo;
  • 2. Scatti di carriera: gli scatti di carriera non sono più solo per anzianità ma anche per crediti formativi e didattici che gli insegnanti acquisiranno nel tempo. Ogni tre anni sarà il dirigente scolastico a dare premi, a sua discrezione, agli insegnanti più meritevoli. Sono stati messi a disposizione 500 euro per ciascun insegnante al fine di implementare le conoscenze da mettere in campo nelle lingue e nel digitale;
  • 3. Basta supplenti: con il decreto Buona Scuola sono stati aboliti i supplenti che sono stati sostituiti dall’organico funzionale di istituto costituito da un numero di docenti che servirà a coprire gli insegnati assenti. Questi «docenti a chiamata», iscritti in un «albo territoriale», sono funzionali non solo per le cattedre ma anche per portare avanti singoli progetti;
  • 4. Il super preside: la nuova riforma ha conferito al preside poteri speciali. Non solo ha ottenuto la facoltà di chiamare personalmente gli insegnanti per assegnar loro gli incarichi, ma anche il compito di decidere chi premiare. Dietro al preside vi è un comitato che sceglie in base a quali criteri debbano essere chiamati gli insegnanti;
  • 5. Le materie: è stato valorizzato lo studio della musica, della lingua inglese, dell’educazione fisica e dei laboratori. La nuova educazione scolastica verte su una maggiore digitalizzazione dei metodi;
  • 6. Nuovi investimenti: sono stati stabiliti 4 miliardi di investimenti in due anni alcuni dei quali per l’edilizia scolastica;
  • 7. Formazione digitale: l’obiettivo della riforma è quello di dare una svolta in senso digitale alla formazione di studenti ed insegnanti;
  • 8. Alternanza scuola-lavoro: se prima l’esperienza di stage non era prevista nella scuola, con la riforma è stato possibile introdurre il «curriculum dello studente». Infatti ogni studente dovrà collezionare un totale di 400 ore di lavoro, 200 per gli studenti liceali, che costituiranno il suo bagaglio di esperienza professionale da inserire nel CV;
  • 9. Abolizione del 5x1000: Il ministro Giannini ha abrogato la pratica del 5x1000 alle scuole;
  • 10. Integrazione degli stranieri: sono stati messi a punto dei piani educativi personalizzati per gli studenti con difficoltà e piani specifici per gli studenti stranieri.

Buona scuola: cosa è cambiato di fatto per gli insegnanti?

La riforma, in termini teorici si è presentata in maniera promettente, ma quanto, di fatto, ha cambiato la precarietà nella quale hanno sempre vissuto i docenti?

Le già fragili regole del gioco che prevedevano l’inserimento degli insegnanti nell’organico sono state rivoluzionate: per gli insegnanti non esiste neanche più il posto in graduatoria.

Nessuna sicurezza su quando uscirà il bando di concorso, procedure lunghissime per accedervi e pochi posti a disposizione. Per tutti quanti gli altri, solo chiamate a progetto nel migliore dei casi oppure la condanna ad aspettare ancora.

Un insegnante al giorno d’oggi non solo dovrà avere alle spalle un percorso di laurea triennale e magistrale, ma dopo la laurea dovrà aspettare un concorso fantasma che non si sa bene quando verrà indetto.

Dopo ciò dovrà passare il rigidissimo concorso per poi accedere a 3 anni di praticantato presso le scuole e forse solo allora raggiungere il suo obiettivo.

Della serie, solo 1 su un milione ce la fa. La domanda sorge spontanea:

Conviene al tempo d’oggi essere un insegnante?