Autore: Stefano Calicchio

Ammortizzatori sociali

Bonus 600 euro professionisti: ecco la modifica che blocca tutto, in 400mila costretti a rifare o integrare la domanda

Per l’indennità da 600 euro dedicata ai professionisti iscritti alle casse autonome di previdenza si concretizza una modifica che ne sospende l’erogazione, richiedendo un’integrazione nella modulistica.

L’estensione del bonus da 600 euro in favore dei professionisti iscritti alle casse autonome si trova a confrontarsi contro la burocrazia per via di un aggiornamento normativo che implicherà per i richiedenti il nuovo inoltro della pratica, oppure l’integrazione della domanda di fruizione. Dal punto di vista amministrativo, il provvedimento trova le proprie fondamenta nel decreto attuativo dell’articolo 44 del “Cura Italia”, attraverso l’istituzione del “Fondo per il reddito di ultima istanza”.

Il riferimento va in particolare a tutti i professionisti che risultano iscritti ad un Ordine e che sono quindi dotati di una cassa di previdenza e assistenza autonoma. L’indennità va ad agire in parallelo con il bonus da 600 euro destinato a coloro che risultano iscritti all’Inps. Le regole attuali prevedono che tale platea di professionisti debba necessariamente richiedere l’erogazione dell’indennità a partire dal 1° fino al 30 aprile alla propria cassa, con regole di funzionamento diverse da quelle degli altri lavoratori.

Bonus da 600 euro: ecco perché centinaia di migliaia di professionisti dovranno rifare la domanda

Considerando la situazione di grave emergenza sanitaria ed economica, non deve stupire che dall’avvio del provvedimento si sia registrato un crescendo di domande da parte dei professionisti verso le proprie casse di previdenza. Al momento le statistiche indicano oltre 420mila richieste complessive. Su quest’ultime pende però l’aggiornamento normativo concretizzatosi con il decreto legge numero 23 pubblicato all’interno della Gazzetta Ufficiale lo scorso 8 aprile.

Con questo passaggio, si sancisce infatti che l’elargizione del bonus per i professionisti sia strettamente legato all’iscrizione in via esclusiva alla propria cassa previdenziale. Di fatto, ne risulterebbero quindi esclusi coloro che sono iscritti anche all’Inps, ad esempio perché associano alla propria attività professionale un lavoro di docenza.

Questo passaggio risultava però mancante nelle precedenti versioni del decreto legge, pertanto non sorprende che le stesse casse si siano trovate improvvisamente ad un importante cambiamento dei criteri di assegnazione. Tutto ciò, proprio mentre procedevano ad effettuare le prime erogazioni.

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Quali professionisti hanno diritto al bonus 600 euro

Stante la situazione appena evidenziata, la platea dei professionisti che hanno diritto a richiedere il nuovo bonus si restringe ulteriormente ed è ora composta da coloro che non risultano titolari di una pensione e che siano iscritti in via esclusiva alla propria cassa, avendo i requisiti reddituali previsti dalla legge.

Questi richiedono un reddito complessivo non superiore alle 35mila euro, oppure un reddito complessivo tra 35mila e 50mila euro, purché abbiano ridotto o cessato la propria attività professionale in conseguenza dell’emergenza epidemiologica in corso.

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L’invio dell’integrazione o delle nuove domande di accesso

Per poter adempiere ai nuovi requisiti di legge le casse saranno ora chiamate a cambiare nuovamente la modulistica, implementando all’interno il nuovo vincolo. Saranno quindi costrette a verificare nuovamente la correttezza delle domande presentate da parte degli iscritti, prima di procedere all’erogazione vera e propria del bonus.

Quest’ultima, a differenza di quanto succede con il bonus da 600 euro dell’Inps, è garantita solo fino alla disponibilità concreta dei fondi ed effettuata in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande. Il plafond complessivo per il 2020 corrisponde a 200 milioni di euro, una somma che però è già risultata insufficiente rispetto al numero di domande presentate.

Purtroppo l’ultima modifica normativa rischia, di fatto, di rallentare ancora una volta l’emissione dei pagamenti, anche perché un controllo effettivo del vincolo di iscrizione in esclusiva alla cassa può avvenire solo attraverso l’incrocio dei dati in possesso dell’Inps. Se non verrà quindi accettato in via preventiva il modello dell’autocertificazione, i tempi rischiano di allungarsi ulteriormente.