Agrigento: blitz antimafia, 56 arrestati

I carabinieri di Agrigento hanno condotto un’indagine su Cosa Nostra ed eseguito il più grande blitz antimafia degli ultimi anni. In manette 56 mafiosi, tra cui anche Francesco Fragapane e il sindaco di San Biagio Platani.

I carabinieri di Agrigento hanno condotto una delle più grandi inchieste contro la mafia degli ultimi tempi, operazione montagna, questo il nome in codice, che ha portato all’ordinanza di custodia cautelare per 63 e all’arresto di 56 mafiosi e persone sospette. In questa operazione sono state colpite ben 16 famiglie mafiose che operavano nel territorio.

L’imponente blitz, ordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è stato eseguito da 400 militari, supportati da un elicottero, dallo squadrone eliportato cacciatori Sicilia e da unità cinofile.

Le accuse e gli arrestati

Le accuse contestate vanno dall’associazione mafiosa, al traffico di droga, alla truffa, estorsione e a un’ipotesi di voto di scambio.
Le estorsioni sono 11, almeno quelle accertate, a ditte che si occupavano di appalti pubblici.

Accuse anche di imposizione di slot machine e videopoker, di sistemare i propri uomini nelle amministrazioni comunali. Infine sono stati scoperti anche stretti collegamenti con i vertici delle cosche di quasi tutta la Sicilia e con le ‘ndrine calabresi.

Tra coloro che sono stati arrestati, spicca il nome di Francesco Fragapane, 37 anni, figlio del boss di Santa Elisabetta, Salvatore Fragapane, condannato all’ergastolo diversi anni fa.
Francesco, arrestato e rilasciato varie volte (l’ultima l’estate scorsa), era un sorvegliato speciale ma questo non gli ha impedito nel proseguire a reggere lo storico mandamento che comprende tutta l’area montana dell’agrigentino e i paesi limitrofi.

In manette anche il sindaco di San Biagio Platani, paese della provincia, Santino Sabella, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Le estorsioni ai centri di accoglienza

Le indagini hanno svelato due tentativi di estorsione ai danni dei centri di accoglienza degli immigrati. Dalle intercettazione infatti si scopre che nel 2014 il clan stava tentando di convincere il presidente della associazione Omnia Academy di Favara a versare la “messa a posto” e anche ad assumere la figlia di un uomo al servizio della cosca mafiosa.

Il secondo caso, riguarda la cooperativa San Francesco di Agrigento, la stessa struttura sarebbe stata creata con le autorizzazioni comunali ottenute grazie ai buoni uffici di Cosa nostra. La formazione della cooperativa era finalizzata all’assunzione di uomini vicini alla cosca e il 40% degli introiti dei finanziamenti versati per i migranti accolti nella struttura.

Le indagini

Le indagini sono durate più di due anni, e comprendono intercettazioni, pedinamenti, testimonianze delle vittime di estorsione.
Un importante contributo è stato dato dalle dichiarazioni dei pentiti. Soprattutto quelle di Vito Bucceri, il mafioso agrigentino che ha scelto di parlare e svelare l’organizzazione della nuova Cosa nostra di Agrigento e che è attualmente detenuto.