Autore: Teresa Maddonni

Italia - Sentenze di Cassazione - Omicidio - Mafia

8
Ott

La Cassazione nega i domiciliari a Giovanni Brusca

Con una requisitoria scritta la Procura Generale della Cassazione ha rigettato il ricorso di Giovanni Brusca per avere i domiciliari in località protetta. Domani la pronuncia del verdetto.

Non avrà i domiciliari Giovanni Brusca secondo il parere della Procura Generale della Cassazione. Una requisitoria scritta che arriva in risposta alla richiesta dei legali dell’ex boss della mafia dei domiciliari in un luogo protetto. L’udienza, come è stato anticipato dal Corriere della Sera, si è tenuta a porte chiuse nella mattina del 7 ottobre senza la presenza degli avvocati Antonella Cassandro e Manfredo Fiormonti che si sono avvalsi di memorie scritte. Brusca, che attualmente si trova nel carcere di Rebibbia, è stato condannato per la strage di Capaci e altri gravi delitti mafiosi. Domani è prevista la pronuncia del verdetto da parte della Corte.

Il ricorso contro la sentenza del Tribunale di sorveglianza di Roma e il parere della procura nazionale antimafia

Il ricorso in Cassazione per i domiciliari in località protetta avviene dopo che il Tribunale di sorveglianza di Roma il 12 marzo scorso ha rigettato la richiesta del boss e dei suoi avvocati, ultima di molteplici richieste. La Procura nazionale antimafia tuttavia, nella persona del procuratore Federico Cafiero de Raho, come anticipato questa mattina in esclusiva dal Corriere della Sera, aveva espresso parere positivo dopo reiterati no. Le motivazioni addotte dalla procura sono le seguenti:

“Il contributo offerto da Brusca Giovanni nel corso degli anni è stato attentamente vagliato e ripetutamente ritenuto attendibile da diversi organi giurisdizionali, sia sotto il profilo della credibilità soggettiva del collaboratore, sia sotto il profilo della attendibilità oggettiva delle singole dichiarazioni”.

Ancora:

“sono stati acquisiti elementi rilevanti ai fini del ravvedimento del Brusca»: le sentenze che hanno riconosciuto «la centralità e rilevanza del contributo dichiarativo del collaboratore», e «le relazioni e i pareri sul comportamento di Brusca in ambito carcerario e nel corso della fruizione dei precedenti permessi".

Un ravvedimento sul quale il Tribunale di sorveglianza di Roma aveva già espresso perplessità, negando la detenzione domestica. Brusca è stato condannato per la morte del giudice Falcone, della moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta perché fu lui ad azionare il detonatore a Capaci e a far esplodere la bomba il 23 maggio 1992. Ancora Giovanni Brusca è stato accusato per aver ucciso e sciolto nell’acido il giovane Di Matteo, figlio del pentito di mafia Santo Di Matteo. L’avvocato Cassadro ha dichiarato:

"Giovanni Brusca terminerà di scontare la sua pena in carcere nel 2022, se la Cassazione non accoglierà la richiesta di collocarlo ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perché ha uno ’sconto’ di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario".

Le reazioni

A fronte del ricorso si è espressa in merito anche Maria Falcone, sorella del giudice assassinato e presidente dell’associazione omonima:

“Ricordo ancora che Giovanni Brusca proprio grazie alla collaborazione con la giustizia ha potuto beneficiare di premialità importanti: oltre a evitare l’ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso ha usufruito di 80 permessi. Il suo passato criminale, l’efferatezza e la spietatezza delle sue condotte e il controverso percorso nel collaborare con la giustizia che ha avuto luci e ombre, come è stato sottolineato nel tempo da più autorità giudiziarie, - conclude - lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici".