Blitz «new connection»: in arresto mafiosi tra Sicilia e USA

Gambino e Inzerillo, sono i nomi delle due famiglie mafiose al centro dell’indagine condotta dalla procura di Palermo in merito ai nuovi rapporti della mafia siciliana oltre oceano

Non è la prima volta che si sente parlare di indagini riguardanti i rapporti tra boss mafiosi siciliani e italo americani; le radici della mafia italiana nel continente americano risalgono infatti agli inizi del ’900, quando migliaia di immigrati italiani sceglievano l’America come meta per trovare fortuna.
Questa volta nel mirino delle autorità sono finiti i membri della famiglia Inzerillo. O almeno i superstiti, coloro che negli anni ’80, per scampare alla «mattanza» dei corleonesi sotto l’egida di Riina nel corso della seconda guerra di Mafia, scapparono negli States dove strinsero i legami con le altre famiglie d’oltreoceano.

Negli Stati Uniti i rapporti tra le cosche di Cosa Nostra e la mafia italo americana si è andato rafforzando nel tempo. In merito ad un’altra operazione, risalente agli anni ’70, che ha svelato la fitta rete di legami e di traffico di eroina tra i due continenti denominata «Pizza Connection» (il cui nome richiama quest’ultima operazione), il boss di Cinisi, Gaetano Badalamenti, aveva stretto forti rapporti con i boss mafiosi degli Stati Uniti per incrementare il ricavo della vendita degli stupefacenti, in particolare dell’eroina, che veniva per l’appunto venduta e spostata attraverso le numerose pizzerie sparse per il territorio di New York. Questo antecedente permette di comprendere come, già 50 anni fa, la mafia siciliana riuscisse senza troppe difficoltà ad intrattenere legami ed affari con i «cugini» d’oltreoceano.

L’indagine

I membri della famiglia Gambino ("storica" family mafiosa statunitense) e quelli degli Inzerillo avevano per le mani diversi affari illeciti, prevalentemente nel settore dell’edilizia: la finalità principale era il riciclaggio di denaro.
I rapporti tra le famiglie tuttavia non sono nuovi. Tommaso Inzerillo fu scarcerato nel 2013 dopo aver scontato la sua pena e immediatamente tornò a comandare in Sicilia. A 72 anni era ancora in contatto con la potente famiglia d’oltreoceano e così Thomas Gambino gli propose degli investimenti in Sicilia per rilanciare il potere di Cosa Nostra. I membri delle famiglie che sono stati arrestati erano boss e gregari del mandamento di Passo di Rigano (in provincia di Palermo) e sono stati accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Anche il nome di Inzerillo non era nuovo alle autorità: lo ricordiamo nei «pizzini» di Boris Giuliano, il capo della Squadra Mobile ucciso nel ’79, e anche nelle indafini di Falcone e Borsellino.
La procura di Palermo, in collaborazione con l’Fbi, ha mobilitato oltre 200 uomini per procedere all’arresto dei mafiosi: in occasione della permanenza di Thomas Gambino in Sicilia, sono scattate le manette per tutti quanti. Secondo la procura gli Inzerillo sarebbero ora al vertice della mafia siciliana dopo la morte di Riina.
Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha affermato, in seguito agli arresti, che, «è significativo che mentre un tempo gli Inzerillo erano perdenti con i Corleonesi, adesso lo sono con lo Stato che non li fa scappare in America».