Autore: Luigi Crescentini

Agricoltura, “effetto” Covid-19: italiani in fila per lavorare nei campi

Sono 24mila gli italiani che si sono fatti avanti per uno dei mestieri più faticosi in assoluto, quello del bracciante agricolo.

Il bracciante agricolo è uno dei lavori più duri e faticosi, tuttavia 24mila italiani si sono messi avanti. La realtà è ben diversa da quello che si pensa: non è vero che gli italiani non vogliono lavorare nei campi. L’Italia messa in ginocchio dalla crisi economica causata dall’emergenza Covid e il governo che cerca di fare quello che può, ha costretto una fila lunghissima di lavoratori rimasti a casa per il virus a cercare lavoro nei campi. Si tratta per lo più di persone che si occupavano di tutt’altro come muratori, commesse, addetti all’autonoleggio, baristi e tantissimi professionisti che come tanti, rimasti senza impiego, hanno dovuto cercare altrove.

Italia in crisi, 24 mila italiani aspiranti al lavoro del bracciante ma le imprese cercano personale qualificato

Quella che vediamo è un’Italia in difficoltà, un’Italia in crisi dove l’emergenza lavoro si fa sempre più pungente. Il lavoro ai campi è l’ultima sponda ma è anche un lavoro che richiede un certo impegno. In una dichiarazione al quotidiano «La Repubblica», Stefano Fabrizi, presidente di Confagricoltura Abruzzo ha espressamente detto: «Alcune aziende hanno aperto gli occhi a molti italiani, a Mantova hanno assunto diverse persone nella lavorazione delle fragole e anche nell’uva. Ma come si fa per la lavorazione di prodotti agricoli che richiedono una certa esperienza e una certa forza fisica? Ci vogliono dei buoni muscoli». In campagna bisogna saperci lavorare e già da molti anni si è persa la competenza.

Imprese agricole assumono operatori agricoli stranieri qualificati per lavorare nei campi

Martedì 19 partirà il primo volo carico di operai agricoli marocchini competenti, si tratta di lavoratori che sono in grado di muovere una mietitrebbia e sanno come potare o quando è il momento di passare al raccolto. Di certo sarà un volo molto importante, soprattutto per i nostri agricoltori che hanno dovuto far fronte alla mancanza di 250 mila lavoratori stagionali a causa del virus. «Se non ci saranno imprevisti, il secondo volo con 124 operai a bordo, potrebbe partire già il 20 maggio.» questo è quanto ha affermato Fabrizi.

Le aziende agricole hanno talmente urgenza di lavoratori stagionali esperti che sono disposti a pagare il biglietto del volo di 425 euro ad ogni dipendente. Gli operai dovranno lavorare nel Fucino e in una delle maggiori coltivazioni di prodotti ortofrutticoli, la piana di Avezzano. Si tratta di circa 15 mila ettari di coltivazioni di carote, finocchi, spinaci, insalate, verdure e erbe di vario tipo. Quasi mille imprese si occupano ogni anno di 8mila assunzioni di operatori agricoli: tra questi 500 a tempo indeterminato. Molti invece sono i lavoratori stagionali che lavorano da Marzo fino alla fine di Novembre e si tratta soprattutto di macedoni, albanesi, magrebini, pakistani e qualche rumeno. Ovviamente il Covid li ha tenuti fermi nei loro paesi e le imprese agricole sono state in difficoltà per le ricerche di personale agricolo qualificato.