Abolizione voucher: addio ai buoni lavoro ma solo dal 2018

Approvata l’abolizione dei voucher: oggi il ddl del Consiglio dei Ministri per dire addio ai buoni lavoro, ma l’abolizione a tutti gli effetti arriverà solo nel 2018.

Addio ai voucher: i buoni lavoro che da tempo fanno discutere sindacati, lavoratori e imprese sono stati ufficialmente aboliti ieri, 16 marzo.

La commissione Lavoro della Camera ha infatti votato a favore dell’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act in materia di riordino del lavoro accessorio. La presidentessa della commissione, Patrizia Maestri, si è detta soddisfatta del lavoro raggiunto perché rispecchia un’esigenza che si era manifestata in modo diffuso, e ha aggiunto:

“Non vorremmo che il governo introduca strumenti simili ai voucher sotto altre forme. Sulla flessibilità si decida di concerto con le parti sociali e il Parlamento”.

Oggi dunque il Consiglio dei Ministri varerà un apposito decreto di legge con cui sancirà l’ufficiale abolizione dei voucher, rendendo superfluo il referendum indetto dalla Cgil per il prossimo 28 maggio.

Se dunque dall’approvazione del ddl i voucher non potranno più essere venduti, fino al 31 dicembre 2017 quelli già acquistati potranno continuare ad essere utilizzati, dunque l’abrogazione entrerebbe di fatto in vigore a tutti gli effetti solo dal 2018.

I sindacati, pur riconoscendo che si tratta di una vittoria, sono intenzionati a continuare la loro mobilitazione affinché il governo tuteli i lavoratori da possibili tentativi di immettere nuovamente nel sistema retributivo forme di pagamento simili.

Ma anche tra i sindacati c’è chi non approva: Annamaria Furlan, alla guida della Cisl, sostiene che i voucher sarebbero potuti essere uno strumento utile per smascherare il lavoro a nero e reclama il ritorno alla Legge Biagi.

Abolizione voucher: le imprese non gioiscono, anche Prodi dissente

La Furlan non è l’unica ad essere scettica: anche le imprese non gioiscono per l’abolizione dei voucher. Dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che si schiera in favore dei referendum, al vicepresidente Maurizio Stirpe che rivendica l’utilità dei voucher per la tracciabilità del lavoro.

"Sarebbe un errore clamoroso, i voucher pesano per lo 0,19% del totale delle ore lavorate. Meglio proseguire con la tracciabilità aumentando l’area dei controlli sugli abusi”.

Anche il presidente di Confesercenti Massimo Vivoli e il presidente di Confimprese Mario Resca assumono la stessa posizione. Non fa eccezione neanche FIDA, la Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione di Confcommercio-Imprese per l’Italia.

Dalla politica pareri contrastanti, ma primo tra tutti nel dissentire è Romano Prodi. Probabilmente perché fu proprio il suo governo, nel 2008, ad introdurre i voucher come forma di retribuzione per il lavoro occasionale. Proprio per questo Prodi considera un errore abolirli, dal momento che si sarebbero potuti rivelare uno strumento utile se utilizzato in linea con le conformità e gli scopi che si proponeva nel momento in cui fu introdotto.

Anche l’Area Popolare di Lupi punta il dito contro la decisione di abolire i voucher e si rifiuta di votare un decreto a tal proposito. Ncd ieri infatti non ha preso parte alla commissione durante il voto perché, come ha spiegato in una nota Simona Vicari, sottosegretario alle Infrastrutture e trasporti:

“Eliminare i voucher sarebbe una mossa sbagliata che andrebbe a vantaggio dell’illegalità”.