Autore: B.A

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9
Mag

Piemonte, caccia la lavoro: in 1000 per 70 posti da bracciante agricolo

Prina gli italiani o regolarizzare gli stranieri, polemiche infinite, dal Piemonte dati particolari.

In base ai dati del portale «IoLavoro», relativi al settore agricolo, si evidenzia la difficoltà di questo settore. Difficoltà di manodopera di cui parla eloquentemente un articolo pubblicato dal sito «torino.corriere.it».
I dati a cui ci si riferisce sono quelli che ha pubblicato l’Agenzia Piemonte Lavoro a fine aprile. L’agricoltura in questi ultimi giorni è al centro di una polemica accesa tra opposizioni e governo, con strascichi anche interni alla maggioranza, con la regolarizzazione dei migranti da impiegare nei campi, che per molti è una priorità.

Assumere italiani o stranieri?

In Piemonte 5 aziende agricole hanno prodotto richiesta di manodopera agricola tramite il portale. In tutto 70 posti di lavoro nei campi. La notizia è che per questi posti, sono arrivate più di 1.000 candidature. E di queste, oltre l’80% sono italiani, mentre il resto stranieri regolari in Italia da molto tempo.

C’è fame di lavoro, perché le richieste arrivano da disoccupati, cassaintegrati, percettori di reddito di cittadinanza, stagionali del turismo, autonomi che hanno deciso di non aprire più e così via. Tutto scaturito dall’emergenza coronavirus, dal lockdown imposto per motivi di salute pubblica. Il governo ha dovuto scegliere tra la salute pubblica e la salute economica di imprese, famiglie e lavoratori. E la scelta è ricaduta a prima.

La filiera agricola deve tornare a produrre e adesso si entra nella stagione in cui ci sono diverse colture da iniziare a raccogliere. E serve manodopera. Dai dati del Piemonte però, appaiono poche le aziende agricole che cercano personale, forse perché sono poco propense a optare per lavoratori di altri settori, inesperti in agricoltura.

Il Piemonte vuole prima gli italiani

Le aziende quindi, sembrano preferire la manodopera classica, quella dei migranti. Serve quindi regolarizzare i migranti stagionali in agricoltura? Il Ministro per le politiche agricole, Teresa Bellanova ne ha fatto quasi una battaglia personale, minacciando le dimissioni in caso non passasse il suo provvedimento. Dalla Regione Piemonte però, la via scelta è quella di dare lavoro prima agli italiani, come ribadito da tempo anche dall’assessore Marco Protopapa.

Queste polemiche e questi continui tira e molla politici, mettono però a rischio la filiera, che resta in attesa di informazioni ufficiali su cosa fare. Ormai si è entrati nella fase calda della raccolta ortofrutticola. Sempre da ciò che si legge sul sito torinese, è imminente l’inizio della stagione dei raccolti dei piccoli frutti,molti già maturi per via del caldo anomalo.

La situazione è grave, perché pare manchino, solo in Piemonte, 3.000 dei canonici 10.000 lavoratori richiesti. Il fatto eloquentemente è che sono 8.000 le aziende agricole di questa filiera, che però non sembrano intenzionate a pescare tra i lavoratori provenienti da altri settori, come detto in premessa.
Ma le associazioni di settore si muovono. «Le imprese agricole chiedono concretezza e non guardano certo passaporto o il colore della pelle. Per questo chiediamo l’allungamento del permesso di soggiorno dei lavoratori extracomunitari ma anche l’istituzione di voucher agricoli che permettano di lavorare nei campi anche ai percettori di reddito di cittadinanza e ai disoccupati italiani», questo il messaggio di Coldiretti Piemonte.