Autore: G.M

dichiarazione dei redditi - Evasione fiscale

12
Giu

Tolleranza zero sulle badanti che evadono il fisco, controlli serrati della Guardia di Finanza

Senza distinzioni di nazionalità, il lavoro domestico finisce nel mirino del fisco con molti lavoratori che omettono di pagare le tasse

“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, così recita l’articolo 53 della nostra Costituzione. Tradotto in termini pratici, tutti sono tenuti a pagare le tasse se producono redditi. In pratica, l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi oltre che un concetto è elemento imposto dalla legge. Nessuno può essere escluso da questo obbligo, nemmeno i lavoratori di un settore alquanto particolare ma che è in continua crescita e sempre più importante dal punto di vista sociale, il lavoro domestico. Badanti, colf, giardinieri, cuochi, babysitter e così via se prendono di stipendio più di 8.000 euro all’anno sono obbligati a presentare denuncia dei redditi alla stregua di tutti gli altri lavoratori. Da operazioni a campione su una serie di nominativi, la Guardia di Finanza di Siena ha scoperto numerosi casi critici, con lavoratori che hanno “dimenticato” di dichiarare i propri redditi. Una dimenticanza che si protrae da anni, assumendo i contorni della serialità.

Evasione totale

Non si tratta di casi isolati o riconducibili ad una determinata nazionalità dei lavoratori. Infatti tra i nominativi di questi evasori fiscali totali scovati dalla GDF ci sono italiani, rumeni, polacchi, filippini e così via. Persone che pur lavorando stabilmente nel settore domestico e pur percependo redditi superiori alla no tax area citata in premessa, ogni anno omettevano di dichiarare i propri redditi. Per solo 7 di loro la Guardia di Finanza ha scoperto che hanno tenuto nascosto redditi per 300.000 euro, soldi sui quali si sarebbero dovute pagare le tasse e che hanno cagionato un grave danno all’erario.

Le banche dati

Ormai anche la Guardia di Finanza ha pieno accesso alle banche dati e grazie all’incrocio di Anagrafe tributaria, Inps e Agenzia delle Entrate, scoprire situazioni illegali come queste è abbastanza semplice. Le Fiamme Gialle a Siena, ma sarà così in tutta Italia, continueranno ad eseguire questi controlli sul lavoro domestico che risulta uno di quelli in cui la mancanza di dichiarazioni dei redditi da parte degli addetti è più frequente. La GDF di Siena ha stanato come dicevamo 7 evasori totali controllando i nominativi presenti nelle banche dati e passando al setaccio quelli che presentavano numeri più rilevanti in materia di debito di imposta.

L’Irpef

Sui redditi da lavoro ogni anno occorre pagare l’Irpef. Nel lavoro domestico non esiste un sostituto di imposta perché questa figura che nella generalità delle attività di lavoro subordinato è svolta dal datore di lavoro, non appartiene alla famiglia o all’anziano presso cui lavorano badanti e colf. Tutto legale, perché la legge prevede che nel lavoro domestico il datore di lavoro non funge da sostituto di imposta. Devono essere i lavoratori a pagare le tasse presentando la dichiarazione dei redditi che tra l’altro serve anche per recuperare eventuali crediti di imposta a favore dei lavoratori. I redditi da lavoro prodotti da questi addetti sono soggetti ad Irpef e addizionali all’Irpef (regionale e comunale). Le addizionali vengono stabilite dagli Enti Locali mentre l’Irpef è una imposta a scaglioni che sale con il salire del reddito. Occorre ricordare che per redditi sopra gli 8.000 euro annui e fino a 15.000 si paga il 23% di Irpef. Per chi invece ha redditi superiori l’aliquota sale al 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro e fino a 20.000 e così via con aliquote progressive del 38, 41 e 43%.