Autore: Fabio Antonio Cerra

Telecamere sul posto di lavoro: quando sono consentite e quando vietate dalla legge

Sono consentite le telecamere sul posto lavoro? Vi sono casi in cui la videosorveglianza dei dipendenti è consentita?

Secondo lo Statuto dei lavoratori (Legge numero 300 del 20 maggio 1970), l’utilizzo delle telecamere all’interno delle aziende non può avvenire al fine di controllare la prestazione lavorativa dei dipendenti, ovvero per controllare se questi intrattengano conversazioni oltremodo lunghe tra loro o si mettano a fare ripetute pause astenendosi dal lavorare.

Solo in caso di particolari necessità

La possibilità di ricorrere alla videosorveglianza sul posto di lavoro è invece consentita laddove ricorrano alcune particolari necessità:

  • per necessità produttive e organizzative, ad esempio per riprendere un macchinario e controllare se funzioni nel modo corretto, oppure per verificare se stiano entrando clienti nel negozio in modo da poterli ricevere;
  • per garantire la sicurezza sul lavoro, ad esempio per dissuadere rapinatori ad entrare negli uffici;
  • per la tutela del patrimonio aziendale, ad esempio per assicurarsi che i clienti non rubino alcuni prodotti dei vari reparti del negozio.

L’installazione dei sistemi di videosorveglianza dovrà essere sempre preceduta dal benestare raggiunto con il sindacato aziendale o, in alternativa, dall’ispettorato nazionale del lavoro. Se così non fosse il datore di lavoro arriverebbe a rischiare multe fino a 1.550 euro ed arresto da 15 giorni fino ad un anno, in base alla gravità della condotta posta in essere.

La presenza delle telecamere dovrà essere comunque segnalata ai dipendenti con l’apposita cartellonistica. Il datore di lavoro in nessun caso potrà prendere accordi segreti con i sindacati e poi nascondere le telecamere in modo che i lavoratori non ne sappiano nulla ma, al contrario, quest’ultimi dovranno essere pienamente informati su ciò.

Per il datore di lavoro sarà anche necessario:

  • nominare una persona incaricata a gestire i dati registrati per tutelare la privacy dei lavoratori;
  • conservare le immagini per un massimo di 24 ore, nel caso in cui non ci siano esigenze particolari.

Nell’effettuare i controlli sui propri lavoratori, il datore di lavoro sarà sempre obbligato a rispettare i principiin materia di tutela dei dati personali:

  • principio di necessità: il controllo dovrà risultare necessario o indispensabile rispetto ad uno scopo determinato, ed avere il carattere dell’eccezionalità, ovvero dovrà essere limitato nel tempo e nell’oggetto, mirato e mai massivo;
  • principio di finalità: il controllo dovrà essere finalizzato a garantire la sicurezza o la continuità aziendale, o a prevenire e reprimere illeciti;
  • principio di trasparenza: il datore di lavoro dovrà informare preventivamente i dipendenti sui limiti di utilizzo degli strumenti e delle sanzioni previste nel caso di violazione di tali limiti;
  • principio di proporzionalità: il datore di lavoro dovrà adottare forme di controllo strettamente proporzionate e non eccedenti lo scopo della verifica;
  • principio di sicurezza: i dati raccolti dovranno essere protetti in modo adeguato.

Possibile installazione anche senza il consenso

Solo nei casi in cui il controllo sia rivolto a beneficio del patrimonio aziendale, messo a rischio da comportamenti infedeli da parte del dipendente, il datore di lavoro potrà installare dei sistemi difensivi senza bisogno di chiedere preventivamente l’autorizzazione ai sindacati, a confermalo è una recente pronuncia della Cassazione con una recente sentenza, la n. 4367 del 2018.