Autore: B.A

Pensione

Taglio pensioni dal 2021: i nuovi coefficienti penalizzano chi si pensiona dal prossimo gennaio

In Gazzetta il decreto che fissa i nuovi coefficienti di trasformazione che sono leggermente più penalizzanti per chi esce dal lavoro nel 2021.

Nuovi coefficienti di trasformazione dei contributi in pensione per il 2021. Questo il contenuto del decreto ministeriale del 1° giugno, in Gazzetta Ufficiale il giorno 11 dello stesso mese. La pubblicazione in Gazzetta del decreto, lo rende effettivo e conferma che i nuovi coefficienti avranno validità per il calcolo delle pensioni, dal 1° gennaio 2021.

Brutte notizie per i futuri pensionati

Chi andrà in pensione dal 2021 riceverà un trattamento pensionistico più basso rispetto a chi è andato o si accinge ad andare in pensione entro la fine del 2020. È l’effetto del decreto del Ministero del Lavoro che giovedì scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il decreto ministeriale ha fissato i nuovi coefficienti di trasformazione validi per il 2021 e per il 2022.

Si tratta dei coefficienti che si utilizzano per trasformare i contributi in pensione, cioè il fattore che determina l’importo della pensione all’atto della sua liquidazione da parte dell’Inps. Il sistema è piuttosto semplice, soprattutto dal momento che è entrato in funzione il sistema contributivo.

Infatti il lavoratore mese per mese durante la sua attività, non fa altro che mettere da parte i soldi versando contributi. Solo al momento dell’uscita per la pensione, il totale di quanto messo da parte, viene trasformato in assegno pensionistico. Ed è in questo momento che entrano in gioco i coefficienti di trasformazione.

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Nuovo calcolo per gli assegni delle pensioni: come funzionano i nuovi coefficienti

L’introduzione della revisione periodica dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo è del 2009 e con questa sono 5 volte che i legislatori intervengono in modifica. Ed ogni volta l’intervento è stato peggiorativo per i pensionati. Si conta infatti che in poco più di 10 anni, un lavoratore con 100.000 euro di montante contributivo e con una età di uscita dal lavoro a 65 anni, abbia perduto 900 euro di assegno negli ultimi anni.

Prendendo a riferimento l’attuale situazione, sempre con il 65enne da 100.000, se va in pensione entro dicembre 2020 riceve un trattamento pensionistico di 5.249 euro lordi, mentre da gennaio 2021 (e fino tutto il 2022), 5.220 euro. Il taglio è leggero (29 euro lordi) ma evidente, anche se diminuisce con il diminuire dei contributi versati da parte di ogni singolo lavoratore. Va sottolineato che la novità riguarda chi in pensione andrà a partire dal prossimo primo gennaio.

Nulla cambia per le pensioni in essere che non vengono minimamente toccate da questa novità. Tra l’altro, i nuovi coefficienti toccano solo la cosiddetta quota C della pensione, cioè la sua parte contributiva.

Per questo, i contributivi puri (primo contributo versato dopo il 1995) o chi ha esercitato l’opzione contributiva della pensione saranno i più penalizzati. In ordine di penalizzazione poi, ci sono i lavoratori che hanno meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 o chi alla stessa data ha almeno 18 anni di versamenti e anzianità contributive successive al 31 dicembre 2011.