Studi professionali: Green pass obbligatorio, ma i clienti no, o forse sì! I dubbi sul decreto

Green pass obbligatorio ovunque nei posti di lavoro, ma i clienti degli studi professionali? No, almeno sulla carta.

Estendere l’obbligo del Green pass a chi lavora in posti dove già da settimane i clienti dovevano presentarlo. Questa la motivazione che il governo ha dato all’estensione del Green pass prima di approvare il decreto.

Ma l’estensione è stata più larga di quanto ci si aspettasse. Dal 15 ottobre in ogni posto di lavoro, pubblico e privato, per prestare servizio occorrerà avere il Green pass. Anche negli studi professionali.

Ma i clienti dei professionisti sono obbligati pure loro come i clienti dei bar? Dubbi, perplessità ed incertezza di cui parla anche il quotidiano “Italia Oggi”.

Green pass anche negli studi professionali, ma per lavoratori e clienti?

Se l’estensione dell’obbligo del Green pass a tutti i lavoratori e in tutti i luoghi di aggregazione come possono essere considerati bar, ristoranti, pub e così via, nasce dal fatto che per la clientela già da settimane, l’ingresso al coperto (ma non al bancone del bar per esempio) lo prevedeva, non è lo stesso negli uffici dei professionisti.

Ed è uno dei tanti dubbi che accompagnano il decreto che ha esteso il Green pass emanato giovedì scorso. Dubbi per i quali dovrebbe provvedere il governo a fugarli, magari producendo le risposte alle varie casistiche che emergono minuto dopo minuto.

I lavoratori degli studi professionali devono essere muniti di certificazione verde, ma questo vale lo stesso pure per gli avventori degli studi professionali? Ad oggi sembrerebbe di no, anche se solo le linee guida del governo dovrebbero confermare tutto questo.

La preoccupazione di finire sanzionati perché un cliente entra in ufficio senza Green pass è diffusa tra molti professionisti. Anche perché clienti seduti ad una scrivania sono simili ai clienti seduti al bar, per i quali il Green pass è obbligatorio.

Le associazioni dei professionisti iniziano a muoversi

Da quanto si apprende e da ciò che si legge sul quotidiano "Italia Oggi", le organizzazioni di rappresentanza dei professionisti sembrano in procinto di scrivere un documento utile a definire le regole da seguire nei luoghi di lavoro dei professionisti.

È certamente apprezzabile lo sforzo di mettere il paese in sicurezza al fine di consolidare i segnali di ripresa che da qualche settimana registriamo e che si riflettono sul mondo del lavoro".

"L’estensione ad una platea così ampia, circa 23 milioni di lavoratori, fa emergere dei punti oscuri della norma che necessitano di essere chiariti” - questi per esempio i dubbi che ha manifestato il Presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Marina Calderone.

Secondo quest’ultima dal momento che non sembra esserci obbligo alcuno di Green pass per i clienti degli studi professionali, c’è il rischio di poca uniformità di applicazione del provvedimento.

“La clientela resta libera di vaccinarsi o no, con conseguente rischio della salute del lavoratore. È quanto mai necessario un approccio uniforme per non vanificare lo spirito del provvedimento” - dice la presidente.

Stessi dubbi per quanto riguarda il Presidente dell’Associazione dei dottori commercialisti, Maria Pia Nucera. “Stiamo già lavorano dall’elaborazione di linee guida, che presenteremo anche con l’ausilio di alcune slides. I punti più preoccupanti sono il rapporto con la clientela e la gestione dei controlli".

E ancora: "La soluzione scelta dal governo è condivisibile, siamo favorevoli al green pass, ma abbiamo bisogno di maggiore chiarezza. Inoltre, vorremmo capire perché c’è differenza di trattamento tra lavoratori pubblici e privati, con i primi che avranno più tempo per mettersi in regola rispetto ai secondi” - questi i dubbi della Nucera.