Stop al divieto di licenziamento, ecco chi rischia il posto dal 1° luglio

Stop al divieto di licenziamento, ecco chi rischia il posto dal 1° luglio

Nessuna altra proroga è stata prevista per il divieto di licenziamento e quindi dal mese di luglio i datori di lavoro possono tornare a licenziare.

Probabilmente è stato il provvedimento che è riuscito a contenere un ricorso al licenziamento che avrebbe assunto proporzioni bibliche. Naturalmente parliamo del divieto di licenziamento, provvedimento che il governo ha utilizzato durante la crisi pandemica, i lockdown e le chiusure.

È facile intuire cosa sarebbe accaduto se non fosse stato imposto il divieto ai datori di lavoro. Una miriade di attività chiuse o a servizio ridotto che sono state la prassi durante questo anno e mezzo di pandemia, avrebbero messo a rischio milioni di posti di lavoro, c’è da scommetterci.

Ma è quello che potrebbe accadere adesso, almeno come la pensano i più scettici, dal momento che il governo ha deciso di non prorogare il blocco oltre la sua scadenza precedentemente prevista del 30 giugno prossimo.

Niente proroga fino al 28 agosto per i licenziamenti

Se anche il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando ha chiesto la proroga fino ad agosto del divieto di licenziamento un motivo dovrà pur esserci. E allora forse hanno ragione gli scettici di cui parlavamo prima. Infatti se davvero dal primo luglio i datori di lavoro potranno tornare a licenziare, potrebbe esserci quel “bagno di sangue” in termini di perdita di occupazione di cui molti parlano.

La proroga che sembrava in procinto di dover essere inserita fino al 28 agosto non è andata in porto e dal primo luglio, aziende che hanno ancora sulla loro pelle i segni di questi mesi di grave crisi, potranno tagliare il personale come probabilmente avrebbero fatto subito senza il divieto imposto dal governo.

Il blocco ha salvaguardato i lavoratori, soprattutto perché collegato a provvedimenti di Cassa integrazione che sono stati largamente diffusi dalle piccole alle grandi imprese. Con il ritorno ai licenziamenti, ci sarà chi resterà senza reddito, oppure ci sarà chi riuscirà a rientrare nella Naspi, ma siamo di fronte probabilmente alla punta dell’iceberg della crisi economica.

I lavoratori in esubero sicuramente a casa

Se non ci sarà un passo indietro o se non si tornerà a correggere quello che adesso sembra una decisione già presa, dal prossimo mese di luglio i datori di lavoro potranno lasciare a casa i lavoratori in esubero. E lo potranno fare senza alcun problema, adducendo al giustificato motivo oggettivo il perché si licenzia qualcuno.

E il motivo oggettivo non può essere contestato, perché è quello della crisi economica e degli esuberi di personale dovuti proprio alla grave situazione. Edilizia, ristorazione, ma anche commercio e industria, sono questi i settori dove adesso si rischierà davvero tanto in termini di occupazione.

Non fosse altro perché si tratta di alcuni settori tra i più colpiti dall’emergenza. Resta sempre la scialuppa di salvataggio della cassa integrazione ordinaria, che se i datori di lavoro vogliono attivare, possono farlo senza dover versare i contributi relativi per tutto il 2021. Ma si tratta di una soluzione tampone e a scelta del datore di lavoro.