Scuole chiuse e alunni in Dad, ma mancano i congedi parentali

Scuole chiuse e alunni in Dad, ma mancano i congedi parentali

Il nuovo esecutivo sta reintroducendo i congedi parentali per i genitori lavoratori, ma siamo in ritardo.

E con l’aumento dei casi Covid un po’ ovunque si torna a chiudere le scuole. In molte Regioni chiuse le scuole di ogni ordine e grado con il ritorno al problema dei figli a casa per i genitori lavoratori.

La misura che serve a detonare questo problema resta il congedo parentale, quel provvedimento che consente al lavoratore di assentarsi dal lavoro percependo retribuzione (anche se inferiore allo stipendio) perché non sa a chi lasciare i figli che non andando a scuola sono impegnati a casa con la Didattica a distanza.

Soprattutto in presenza di figli piccoli questo problema per molti lavoratori senza lavoro agile e senza congedi, diventa insormontabile. Il Ministro Bonetti ha già annunciato che l’intenzione del governo è quella di riavviare i congedi parentali stoppati con le riaperture, e lo farà anche retroattivamente. Ma sul «Fatto Quotidiano» si mettono in luce i ritardi di questo provvedimento riportando la dura presa di posizione della Fiom.

Siamo in grave ritardo sui congedi parentali

Sarà il decreto Sostegno quello che conterrà al suo interno anche il nuovo congedo parentale per i lavoratori. Lo ha annunciato il Ministro Bonetti. Ma Michele Bulgarelli, segretario generale della Fiom di Bologna mette in luce alcuni problemi che oggi si stanno verificando perché di fatto i congedi mancano ancora mentre le scuole sono già chiuse.

«I lavoratori il problema ce l’hanno oggi, non tra dieci giorni. Bisognava pensarci prima di chiudere le scuole, non dopo», questa la dura reprimenda di Michele Bulgarelli che effettivamente richiama all’immediatezza della problematica, con il governo che sta ancora lavorando al decreto.

Le testimonianze del disagio

Sul «Fatto Quotidiano» a dimostrazione di come questo problema sia largamente diffuso, si riportano anche alcune testimonianze di uno spaccato della società che adesso necessita di aiuto.

«Chi non può prendere ferie o passare in smart working si affida spesso ai nonni o alle famiglie di amici e compagni di classe e questo aumenta il rischio contagio», questo un tipico esempio di ciò che accade adesso dove le scuole sono chiuse. «Faccio lezione in Dad con i bambini in casa. Chiamerò la baby sitter e alla fine lavorerò per pagarla» questo un altro spaccato delle difficoltà che molte famiglie incontrano adesso.

«Il governo ha sottovalutato il problema oppure non ha ben chiara la situazione: in zona rossa (come in arancione rafforzato) si fa didattica a distanza ma le fabbriche sono aperte e i lavoratori le devono mandare avanti. A questo si doveva pensare prima di chiudere», così il sindacalista Fiom Michele Bulgarelli, rincara la dose riportando le testimonianze delle famiglie che a Bologna stanno facendo di nuovo i conti con le chiusure.

La situazione adesso è di emergenza pura perché chi non ha la possibilità di prendere ferie o lavorare in smart working deve affidarsi a soggetti terzi o portare i bambini da parenti e amici. E poi ci sono le problematiche delle decisioni repentine come quella del Governatore Fontana in Lombardia che chiuse le scuole con una ordinanza di giovedì pomeriggio con effetto venerdì mattina.