Autore: Giacomo Mazzarella

Scuola

Scuola e riaperture, ecco cosa chiedono gli scienziati contro il Coronavirus

Tutti i suggerimenti degli scienziati per una riapertura in sicurezza.

Come si tornerà tra i banchi di scuola il 14 settembre in quasi tutta Italia? La domanda sorge spontanea ai tempi del Covid. Se ne parla da settimane, ma intorno alle riaperture, soprattutto nelle famiglie la confusione è pressoché totale.

Mascherine obbligatorie fino all’arrivo in aula o da togliere solo alle interrogazioni, misurazione temperatura a scuola o a casa, nuovi banchi a rotelle o i vecchi distanziati ad hoc, questi sono i quesiti che molti si pongono, con notizie altalenanti che ogni giorno confermano o smentiscono tutto e il contrario di tutto. Ma di tutto questo ping pong di informazioni, cosa ne pensano gli scienziati? Ecco alcuni pareri e suggerimenti che il mondo scientifico da a chi deve decidere sulle riaperture.

La scuola riaprirà, ma come?

Il Ministro dell’istruzione, Lucia Azzolina ha promesso che non ci saranno ostacoli alla riapertura delle scuole, al ritorno alla didattica in presenza tra i banchi. E sulle modalità per una riapertura in sicurezza per esempio, il direttore del dipartimento di virologia dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, suggerisce l’uso peculiare dei tamponi.

Sulle pagine del quotidiano «Italia Oggi», Crisanti sostiene che «serviranno tamponi su larga scala per isolare subito gli infetti. E servono forniture ed organizzazione adeguate per farlo velocemente, entro 24-48 ore». Per Crisanti, se non si opera in questa direzione, le scuole rischiano di diventare una autentica polveriera e secondo lui il governo sta prendendo una strada errata. Per il noto virologo, le linee guida pubblicate qualche giorno fa da Ministero dell’istruzione e Istituto Superiore della Sanità mancano di qualcosa.

«Assurdo non aver previsto un termine entro il quale fare i tamponi per casi sospetti. Non ci si rende conto di cosa voglia dire rimettere in moto una macchina da 10 milioni di persone. E poi, 8 milioni di famiglie misureranno la temperatura da sole, a casa, con termometri diversi. E poi si sa che i ragazzi si ammalano meno, quindi la soglia della febbre a 37,5 non è adeguata. Andava abbassata a 37», queste le contestazioni di Crisanti.

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L’autunno più pericoloso dell’estate

Sulle mascherine anche Crisanti le ritiene necessarie, soprattutto in spazi chiusi come le scuole. «Tenere fermi i giovani a debita distanza è più complicato. Tra l’altro sono proprio i comportamenti dei ragazzi i più rischiosi: cosa faranno quando escono da scuola? Spero che tutti capiscano che l’abbassamento della soglia di attenzione che c’è stata questa estate non è sostenibile in autunno-inverno», questo l’allarme del virologo che sostiene come gli assembramenti visti nella movida estiva, se ripetuti in autunno sono potenzialmente devastanti.

Ma come abbiamo imparato a capire in questi lunghi mesi di pandemia, anche i pareri della scienza sono contraddittori tra loro. In base al virologo che parla, cambiano le teorie e naturalmente le soluzioni. Per esempio, appare diverso da quello di Crisanti, il parere sul ritorno a scuola dell’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli.

«Soprattutto per i più piccoli, 5 o 6 ore in classe con la mascherina sono francamente utopia e se vogliamo essere onesti intellettualmente dobbiamo dire che il distanziamento si può tentare, ma per un bambino di 8 anni è difficile», questo il parere di Galli che apre a evidenti e forse sottovalutare problematiche relative alla scuola primaria.

Piuttosto Galli suggerisce che in ogni scuola vengano creati presidi sanitari al fine di poter più facilmente controllare la situazione nel suo evolvere. «Sono settimane, per non dire mesi, che dico di ritenere fondamentale il ripristino di una presenza sanitaria all’interno della scuola. E non soltanto per la tematica in corso relativa all’emergenza Covid-19, ma anche per tutta una serie di altri programmi che sono stati dimenticati nel tempo ed erano importanti programmi di prevenzione attuati nel contesto corretto», questa la sottolineatura dell’infettivologo.

«Se uno deve fare una sorveglianza epidemiologica non la può scaricare sulle spalle dei cittadini: la deve fare come struttura sanitaria, è una responsabilità politica. Se un bimbo ha la febbre la sera e il mattino dopo non ce l’ha più e te lo mandano a scuola lo stesso, c’è qualcosa che non va. Come tutti ben sappiamo, infatti è possibile che nelle prime ore del mattino la febbre sia scesa pur essendoci un processo infettivo in atto», questo ciò che Galli ha detto sulla misurazione della temperatura che come dicevamo, sembra verrà imposta ai genitori.

E privilegiare i test rispetto alle mascherine è la proposta di un altro esperto, cioè del presidente della Società italiana di virologia Arnaldo Caruso, professore ordinario all’Università di Brescia. «L’apertura delle scuole, ma anche delle Università e delle aziende, necessitano di monitoraggi mirati e costanti nel tempo. Non è fondamentale che negli edifici si porti la mascherina, quanto che studenti e lavoratori vengano sottoposti a tamponi preventivi ogni due-tre mesi», questo il pensiero di Caruso.