Autore: Luigi Crescentini

Lavoro

22
Mag

Sciopero braccianti agricoli: «Basta sfruttamento nei campi»

Braccianti marciano fino alla prefettura di Foggia per protestare contro lo sfruttamento dei campi e per avere maggiori diritti.

Il decreto che include il provvedimento di regolarizzazione dei lavoratori in nero che è stato da poco approvato permetterà a circa metà dei lavoratori invisibili presenti nel territorio italiano di mettersi in regola. Sono circa 300.000 i lavoratori stranieri che potranno beneficiare della possibilità di avere un permesso di soggiorno per sei mesi, avendo un contratto di lavoro regolare.

La stessa cifra, però, vale per quelli che invece non ne beneficeranno. Secondo i dati riportati dall’Ismu dunque, altri 300.000 lavoratori rimarranno irregolari. Dati ben lontani rispetto alla prospettiva del 2002 in cui furono regolarizzati più di 600.000 immigrati con la Bossi-Fini. Sempre secondo Ismu, la crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese per diversi mesi, non deve persuadere i datori di lavoro dall’incarico di regolarizzare i dipendenti irregolari.

Braccianti immigrati in sciopero: protesta per più diritti e meno sfruttamento nei campi

È chiaro, secondo l’analisi della fondazione, che il provvedimento non sarà mirato a crearerapporti di lavoro per soddisfare determinate esigenze di mercato bensì a regolarizzare i lavoratori in nero con una particolare incidenza sui lavoratori stagionali agricoli. Anche per queste ragioni, ieri un gruppo di braccianti (gli invisibili), hanno deciso di organizzare un primo sciopero, invitando gli italiani a non acquistare per un giorno prodotti agricoli o comunque prodotti che sono stati raccolti con le «loro braccia».

Questo primo sciopero potrebbe rivelarsi soltanto l’inizio di una serie di proteste contro lo sfruttamento dei campi da parte dei datori di lavoro. In migliaia hanno marciato fino alla prefettura di Foggia, trasportando alcune cassette di broccoli e carciofi. «Questo fiume di essere umani, è la dimostrazione che nelle campagne mancano i diritti, non le braccia. Abbiamo osato scioperare per sfidare la politica del cinismo, per sfidare i ricatti, i soprusi e per dimostrare che a marciare sono i diritti dei lavoratori» queste le parole dette dal sindacalista Aboubakar Soumahoro, alla guida della flotta di immigrati in protesta.

Si suppone che questo sia soltanto l’inizio, Soumahoro sta programmando per il mese di luglio a Foggia un’assemblea nazionale di tutti i braccianti immigrati che vivono in italia, salvo che venga rispettato il distanziamento. "A partire da oggi se il governo non darà delle risposte, la stagione di raccolta sarà caratterizzata da altri scioperi. Ma gli scioperi che faremo non saranno gli scioperi dei braccianti ma del consumo e della spesa", dice il sindacalista.

Il provvedimento preso dal governo di regolarizzare centinaia di lavoratori immigrati in nero, a loro non basta. Gli invisibili, che lavorano nei campi per pochi euro al giorno hanno altre aspettative: quella di rivendicare il diritto alla salute, il riconoscimento delle giornate di lavoro effettive, di avere accesso ai contributi e di avere il diritto alla disoccupazione. Gli «invisibili» trovano discriminante un provvedimento che escluda migliaia di irregolari che lavorano nell’edilizia, nel settore della logistica e che comunque non include tutti i lavoratori a cui il permesso di soggiorno è scaduto dal mese di ottobre 2019.