Autore: B.A

Fisco

Sanatoria anche per cartelle sopra i 1.000, lo prevede la Cassazione, ecco chi si salva

La cancellazione d’ufficio delle cartelle esattoriali allarga l’area di applicazione dopo una sentenza della Cassazione

Uno dei provvedimenti più importanti della cosiddetta Pace Fiscale, misura economica prevista dal primo governo Conte è senza dubbio la cancellazione d’ufficio delle cartelle sotto i 1.000 euro. Si tratta del provvedimento contenuto nel decreto Fiscale che ha accompagnato la legge di Bilancio 2019 (quella prodotta alla vigilia di Natale del 2018 dal governo giallo-verde con Lega e M5S in maggioranza).

Infatti il decreto Fiscale che varò la cosiddetta Pace Fiscale, ha previsto che a far data dal 24 ottobre 2018, che poi è la data di entrata in vigore del decreto, tutte le cartelle esattoriali che contengono carichi affidati all’Agente di riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010, venivano cancellati d’ufficio, senza la necessità di presentare istanza da parte dei contribuenti.

La condizione “sine qua non” oltre alla data di affidamento al Concessionario alla riscossione della cartella, era quella dell’importo. La sanatoria infatti riguardava atti sotto i 1.000 euro, e proprio su questa cifra che la Cassazione ha prodotto una sentenza che chiarisce alcuni dubbi di interpretazione che il decreto lasciava.

Sanatoria d’ufficio cartelle obsolete

La cancellazione d’ufficio delle cartelle di importo basso e piuttosto obsolete, nasce dalla volontà del governo di allora, di alleggerire sia il carico dei debiti dei contribuenti, che quello del Fisco. Infatti l’operazione cancellazione automatica dei debiti sotto i mille euro e fino al 31 dicembre 2010 nasce proprio dal fatto che si tratta di debiti vecchi e molti dei quali non più incassabili dal Concessionario.

Un carico di lavoro e di spese per lo Stato, che non avrebbe prodotto incassi per una serie infinita di ragioni, come per esempio, il decesso del debitore, il fallimento di lavoratori autonomi e così via. E allora, con questo provvedimento si inserì il colpo di spugna a quella marea di cartelle del decennio scorso di importo piuttosto basso. I dubbi interpretativi, oggi fugati dalla Cassazione, riguardavano la soglia dei 1.000 euro.

La cancellazione andava intesa sull’importo del singolo tributo o della singola tassa dovuta o sull’importo della cartella come totale? Molti contribuenti hanno segnalato che nonostante la cancellazione d’ufficio, il Concessionario alla riscossione aveva continuato a mandare cartelle relative a bollo auto, IRPEF e balzelli vari, tutti di importo inferiore a 1.000 euro, ma che nella cartella oggetto dell’invio, erano cumulativi e quindi superiori a 1.000 euro.

Sanatoria anche per gli atti superiori a 1.000 euro, ma a condizione

La Cassazione ha sancito che i 1.000 euro devono riferirsi al singolo tributo. In pratica, via libera al beneficio della cancellazione d’ufficio anche per quelle cartelle che superano 1.000 euro, ma che riguardano non un singolo atto, ma che riguardano più carichi, ognuno dei quali sotto 1.000 euro.

La Cassazione di fatto sana la posizione relativa a quei contribuenti alle prese con cartelle superiori a 1.000 euro, ma frutto di una serie di carichi distinti. Pertanto, una cartella di 1.500 euro, che al suo interno ha tre anni di bollo auto non pagati, ognuno dei quali da 500 euro e riferiti ad un affidamento alla riscossione coattiva del concessionario, entro il 31 dicembre 2010, vengono sanati d’ufficio, il contribuente cioè non p tenuto a pagare.

Questo perché ogni singolo bollo non pagato è al di sotto della soglia dei 1.000 euro. Questa situazione si applica anche nel caso in cui la cartella non si riferisce ad una singola tassa, ma anche se comprende più debiti di natura non omogenea (Irpef e multe del Codice della Strada, Iva e Tari).