Riforma pensioni: una per una le misure, i requisiti e i costi

Riforma pensioni: una per una le misure, i requisiti e i costi

Almeno cinque le soluzioni per il dopo quota 100, tutte con uscite diverse e con costi diversi.

Le pensioni nel 2022 rischiano di diventare diametralmente diverse da quelle conosciute fino ad oggi. Molto cambierà perché il sistema deve essere rivisitato alla luce di alcuni cambiamenti che entreranno in vigore nel 2022. La certezza assoluta è la fine di quota 100.

L’uscita a 62 anni con 38 anni di contributi versati cesserà di esistere e la sua chiusura farà piacere a molti. Quota 100 infatti ha diversi detrattori ed è stata bocciata perfino dalla UE. Allora via all’ingresso nel sistema, di nuove misure, almeno stando alle ipotesi sul tavolo.

Misure differenti tra loro ma che si differenziano pure come costi. E gioco forza all’impatto delle nuove misure sui conti pubblici bisogna pensarci. La fattibilità di ogni misura in effetti, dipende proprio dalla spesa in più che lo Stato andrebbe a sostenere.

Pensioni a 63 anni, la soluzione potenzialmente più realizzabile

Con la quota 100 che terminerà il suo triennio di sperimentazione, fatto questo ormai certo nonostante qualche volta dalla Lega di Matteo Salvini si cerca di difendere la misura, il sistema dovrà essere dotato di nuove misure.

C’è da evitare i 5 anni di scalone tra ultimi beneficiari di quota 100 e primi esclusi. Sarà con ogni probabilità, la nuova legge di bilancio 2022 il contenitore dove inserire nel canonico pacchetto pensioni, le nuove misure.

In primo luogo potrebbe essere potenziata la pensione a 63 anni con l’Ape Sociale. Si comincia a ragionare su uscite che stabiliscono nei 63 anni l’età pensionabile a partire dalla quale consentire a qualcuno di lasciare il lavoro. Un anno in più dell’età pensionabile di quota 100.

Potenziare l’Ape significa estendere la definizione di lavoro gravoso a più attività rispetto alle 15 oggi previste. Ma l’Ape sociale come sappiamo, è una misura alquanto particolare, ricca di paletti e con alcune limitazioni. L’attività gravosa o logorante deve essere svolta per 6 degli ultimi 7 anni o per 7 degli ultimi 10.

Questo un primo vincolo piuttosto netto alla fruizione dell’anticipo. E poi, si tratta di una misura senza tredicesima, senza assegni familiari, senza maggiorazioni e non reversibile in caso di morte del pensionato. Si tratta di una cosa nettamente differente da quota 100.

La quota 41 per tutti e i suoi costi

Il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, cioè la quota 41, la misura tanto cara ai sindacati ed alla Lega, consentirebbe un pensionamento indipendente dall’età, e sarebbe a tutti gli effetti una nuova pensione anticipata, quella che oggi si centra con 42,10 o 41,10 anni di contributi, rispettivamente per uomini e donne.

Introdurre nel sistema la quota 41 per tutti, costerebbe 4,3 miliardi già nel 2022, come si legge anche sul Corriere della Sera. E si arriverebbe a circa 9 miliardi a partire dal 2028. Una enormità probabilmente insostenibile per le casse dello Stato.

I costi di quota 100 a 64 anni e quelli della versione di Tridico

Meno onerosa sicuramente, è una specie di nuova quota 100. Si uscirebbe a 64 anni di età con 36 di contributi. In pratica, due anni più tardi di quota 100 che permetteva uscite a 62 anni, ma anche 2 anni in meno di contributi, cioè dai 38 di quota 100 ai 36 della nuova versione.

Costo? Solo 1,2 miliardi nel 2022, che diventerebbero 4,7 nel 2027. SI tratterebbe di una specie di restyling di quota 100, co tutti i problemi di discriminazioni di cui viene accusata la misura oggi.

Infatti per le donne, oppure per i lavoratori discontinui ed intermittenti, nemmeno i 36 anni di contribuzione sembrano facili da raggiungere, pur se inferiori ai 38 di quota 100.

Se la quota 100 con combinazione 64+36 costerebbe meno di quota 41, ancora meno costerebbe la pensione a 63 anni proposta da Pasquale Tridico. Il Presidente dell’Inps infatti ha proposto di consentire l’uscita a 63 anni, con pensione divisa in due quote.

La prima, dai 63 ai 67 anni sarebbe calcolata tutta con il penalizzante sistema contributivo. Poi la pensione verrebbe ricalcolata con l’aggiunta della parte retributiva maturata. Questo a 67 anni di età naturalmente. Costo per il 2022, “appena” 443 milioni di euro che diventerebbero 2,4 milioni nel 2029.