Autore: Patrizia Del Pidio

Pensione

Riforma pensioni: si ipotizza quota 41 a precoci e fragili senza paletti

Sta emergendo, tra le tante altre ipotesi, anche quella di ammorbidire i requisiti di accesso alla quota 41 per i lavoratori precoci includendo anche i lavoratori fragili.

Caldissimo, in questo momento, il dibattito sulla riforma previdenziale. Le ipotesi si rincorrono e si parla di quota 41 per tutti, quota 100 modificata, quota 102, flessibilità a 62 o 64 anni. Sono, però, soltanto ipotesi, e questo ci teniamo a ribadirlo.

Riforma pensioni e quota 41

L’ipotesi che al momento, però, appare la più interessante è quella che vorrebbe ammorbidire i requisiti di accesso alla quota 41 precoci.

Attualmente è possibile, infatti, accedere alla quiescenza con questa misura solo se si appartiene alla categoria dei lavoratori precoci, avendo accumulato 41 anni di contributi, e si rientra in una delle tutela previste dalla normativa.

Possono accedere al pensionamento con la quota 41, infatti, solo coloro che, pur rispettando i requisiti sopra descritti, rientrano in una delle seguenti condizioni:

  • lavoratore disoccupato a seguito di licenziamento che abbia terminato di fruire dell’intera indennità di disoccupazione spettante da almeno 3 mesi;
  • lavoratore con invalidità certificata pari o superiore al 74%;
  • lavoratore che, al momento della domanda di pensione, si prende cura da almeno 6 mesi di un familiare convivente con handicap grave in base alla legge 104/1992;
  • lavoratore addetto alle mansioni gravoso o lavoratore usurante.

Le possibilità di accesso alla quota 41, quindi, attualmente sono davvero ridotte con i molti paletti che vincolano la misura.

L’ipotesi emersa nelle ultime ore, invece, vorrebbe facilitare l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi eliminando i paletti imposti dai profili di tutela e permettendo, di fatto, ai precoci di poter accedere alla misura solo possedendo i due requisiti principali previsti, ovvero:

  • aver maturato almeno 41 anni di contributi totali
  • aver versato almeno 12 mesi di contributi prima di compiere i 19 anni di età.

In questo modo la misura sarebbe rivolta, indistintamente dalla condizione, a tutti i lavoratori precoci.

L’ipotesi, poi, vorrebbe allargare la possibilità di fruizione anche ai cosiddetti lavoratori fragili. Si tratta di soggetti le cui patologie espongono a dei rischi seri anche in caso si venga contagiati, non solo da COVID, ma anche, ad esempio, dal virus dell’influenza. Si parla di malati oncologici e delle persone immunodepresse.

la stessa ipotesi si è avanzata anche per la proroga dell’Ape sociale nella quale si intende far confluire anche i lavoratori fragili tra i profili di tutela.