Riforma pensioni: quiescenza anticipata con le 3 proposte sul piatto

Sono 3 le proposte di riforma delle pensioni sul piatto della trattativa, ognuna con una via di uscita diversa.

Al momento si tratta per lo più di proposte e suggerimenti per riformare il sistema previdenziale dal 2022, quando necessità delle necessità sarà quella di evitare l’impatto del fine quota 100 sui lavoratori. 

È inevitabile che la fine di quota 100 espone al concreto rischio che per i lavoratori si tornerà a poter utilizzare solo le vie di uscita Fornero, quelle tanto contestate per la loro durezza. 

Sarà piaciuta a pochi, sarà stata criticata da molti, ma è indubbio che quota 100 ha rappresentato per molti lavoratori (magari non sufficientemente), una valida via di uscita dal mondo del lavoro. 

E senza questa misura, che scade il 31 dicembre prossimo, occorre trovare alternative. Ecco al momento le 3 proposte sul piatto in vista della riapertura degli incontri tra governo e sindacati da tempo previsti ma non ancora ripartiti. 

Pensioni flessibili dai 64 anni

Sono diverse le proposte che riguardano le pensioni, che da tempo sono al centro delle discussioni. Ultima in ordine di tempo, ma probabilmente importante per dare un indirizzo, dato che proviene da un organismo tra quelli che alla fine devono dare l’avallo al capitolo di spesa previsto, è la pensione flessibile a 64 anni

Più che una proposta, si tratta dell’ok che la Corte dei Conti ha dato spinta dai dati statistici relativi a quota 100. In effetti, nonostante quota 100 ha nei 62 anni l’età di uscita minima, in media è a 64 anni l’età che gli italiani sembra abbiano battezzato come quella a partire dalla quale sfruttare la quota 100 per la maggiore. 

Vuoi per l’elevato numero di anni di contribuzione necessari (38, ndr) che ha portato molti lavoratori a raggiungerli qualche anno dopo il 62imo anno di età, e vuoi per il fatto che in più giovane età si esce dal lavoro, meno si prende di pensione, fatto sta che quotisti puri (62+38) usciti con quota 100 sono stati pochissimi. E allora perché non prevedere una uscita anticipata e flessibile dai 64 anni? È la soluzione che ha i favori della Corte dei conti. 

«Costruire, eventualmente con gradualità ma in un’ottica strutturale, un sistema di uscita anticipata che converga su una età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro», questo il suggerimento degli ermellini contabili dello Stato. In pratica, estendere la pensione anticipata contributiva oggi vigente, con 64 anni di età e 20 di contributi, anche a chi rientra nel sistema misto (retributivo più contributivo). 

Riforma delle pensioni: la proposta di Pasquale Tridico

Forse è la più innovativa proposta di riforma delle pensioni mai studiata. Parliamo di una proposta che tempo fa preparò Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps. Nello specifico, «anticipo a 62 anni solo della quota contributiva». In questo caso l’uscita resterebbe la stessa rispetto alla quota 100, cioè dai 62 anni di età. Di contributi versati però ne basterebbero solo 20 anni.

La proposta prevede un anticipo per così dire, parziale, dal momento che dai 62 anni si uscirebbe percependo una prestazione pensionistica solo per la quota contributiva. In questo caso, sarebbe al compimento dei 67 anni di età che il beneficiario dell’uscita anticipata, cioè colui che ha esercitato l’opzione, riceverebbe il trattamento definitivo comprensivo della parte retributiva di assegno.

Per i sindacati non ci devono essere penalizzazioni

Sia la visione della Corte dei Conti che quella di Pasquale Tridico, anche se in maniera differente, prevedono penalizzazioni per i lavoratori. Per la proposta dell’Inps la penalizzazione sarebbe a termine, nel senso che l’assegno previdenziale verrebbe calcolato esclusivamente con il sistema contributivo solo per gli anni che intercorrono tra l’uscita (a partire dai 62 anni) e la data di compimento dei 67 anni di età. 

Per la Corte dei Conti invece, il ricalcolo contributivi sarebbe generalizzato, come scotto da pagare per l’uscita più favorevole come età. Ed è qui che probabilmente si giocherà la partita una volta riavviato il tavolo della trattativa. "Cambiamo le pensioni adesso", questo titolo ad un documento unitario che CGIL CISL e UIL hanno inviato all’esecutivo. Le richieste delle parti sociali sono:

  • Flessibilità dai 62 anni di età con 20 anni di contributi versati;
  • Zero penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996;
  • Uscita flessibile con quota 41 per tutti e senza penalizzazioni;
  • Eliminare gli importi minimi di trattamento per le pensioni contributive;
  • Potenziare le tutele per i fragili, cioè lavoro gravoso, lavoro usurante, invalidi, caregivers, disoccupati;
  • Finirla con l’aspettativa di vita che insieme alla regola dei coefficienti rappresenta una doppia penalizzazione su misura e diritto al trattamento.