Riforma pensioni primi a uscire i nati 1960? Ecco cosa si studia

Precoci, gravosi, invalidi, donne, cosa bolle in pentola per una difficile riforma

Se si desse retta alle ultime indiscrezioni, alle ultime dichiarazioni da fonti vicine al governo ed alle parole di qualche esperto in materia (per esempio il giuslavorista Giuliano Cazzola), la riforma pensioni potrebbe restare un miraggio, almeno per quest’anno e almeno fino ad emergenza vaccini terminata.

Linea questa avvalorata dal fatto che quando si parla di pensioni le proposte di riforma e le nuove ipotetiche misure nascono da periodi precedenti alla nascita del governo Draghi.

Se per adesso il capitolo previdenziale sembra sia stato messo da parte, sacrificato sull’altare dell’emergenza pandemica, non è azzardato pensare che più ci si avvicina alla futura legge di Bilancio più l’argomento pensioni tornerà in auge.

E si tornerà a parlare di misure atte a superare la riforma Fornero e a detonare i 5 anni di scalone di quota 100 dal 2022. Perché dopo il 31 dicembre prossimo la quota 100 non ci sarà più e nonostante Bruxelles abbia già chiesto all’Italia di ripristinare le modalità di uscita della Riforma Fornero, qualcuno proporrà sicuramente interventi in materia previdenziale.

Età di uscita, sconti contributivi e penalizzazioni di assegno

Due sono sostanzialmente le misure che continuano a far parlare in materia riforma delle pensioni. Si tratta di quota 102 e di quota 92. La prima un po’ più larga come platee, la seconda più ristretta, perché parte dalla base di beneficiari dell’Ape sociale, ma con un netto taglio di potenziali beneficiari.

Va detto che dal punto di vista dei requisiti, sulle due misure misteri non ce ne sono. La quota 102 potrebbe avere come combinazioni potenziali di uscita quelle 64+38, 65+38 e 66+38 (perché anche nel 2022 l’età pensionabile prevista resterà a 67 anni). La quota 92 invece potrebbe prevedere 30 anni di contribuzione minima versata e 62 anni di età minima per uscire.

Naturalmente non potranno essere misure estese a tutti perché per esempio la quota 92 riguarderebbe sostanzialmente i lavori gravosi che se oggi sono quelli a cui è destinata l’Ape sociale (ma quota 92 non riguarderebbe caregivers, disoccupati e invalidi come prevede l’anticipo pensionistico sociale).

Gravosi, precoci, donne e caregivers, cosa è in cantiere

Detto dei lavori gravosi, spaccato della società da tutelare ed a cui si ipotizza di destinare quota 92, restano tutti gli altri nodi del sistema.
Ai precoci a cui interesserebbe quota 41 per tutti, potrebbe essere destinata solo una specie di scontistica sulla contribuzione versata per la quota 102. Si parla infatti di 3 mesi di sconto contributivo per ogni anno pieno di lavoro tra i 17 ed i 19 anni di età.

In pratica, un anno di contribuzione versata in tenera età varrebbe 1,3 anni di contributi. La sensazione è che sia un piccolo contentino che non andrà certo giù a soggetti che si trovano con carriere lavorative vicine ai 40 anni ed a cui si chiederebbe comunque di aspettare i 64 anni previsti da quota 102.

Per chi ha problematiche a casa propria, relative all’assistenza di parenti disabili a carico e conviventi, sempre in relazione ai 38 anni di contributi previsti dall’ipotesi quota 102, si penserebbe a un anno di sconto sui contributi necessari. Sconto che per le donne, altra categoria da tutelare, diventerebbe di massimo 24 mesi. Infatti si pensa a 8 mesi di sconto per ogni figlio avuto delle lavoratrici fino ad un massimo di 2 anni di abbuono.