Riforma pensioni: in Parlamento 3 proposte Inps, possibile uscita a 63 o 64 anni

Nella consueta relazione annuale dell’Inps, il suo presidente Pasquale Tridico ha messo sul tavolo in Parlamento, cosa è possibile fare con le pensioni.

La relazione annuale dell’Inps a Montecitorio, presso la Camera dei Deputati è stata occasione per mettere nuovo sale sulla questione della riforma delle pensioni.

Infatti il Presidente dell’Inps in audizione alla Camera, oltre a dare i numeri della nostra previdenza sociale ed oltre a confermare il netto fallimento di questi tre anni di sperimentazione di quota 100 ha prodotto tre diverse ipotesi di riforma delle pensioni.

Tre proposte che non sono alternative tra loro ma che potrebbero essere tutte insieme il modo per superare il problema dello scalone che proprio quota 100 rischia seriamente di lasciare in campo nel 2022.

Vediamo una per una come sarebbero queste soluzioni proposte dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale Italiano, a voce del suo numero uno, il Presidente Pasquale Tridico.

Quota 41 per tutti

Inevitabile dire che anche per Tridico l’ipotesi di quota 41 per tutti non è del tutto campata in aria. Si tratterebbe a tutti gli effetti di una, del tutto nuova, pensione anticipata. Infatti senza limiti di età verrebbe concesso il pensionamento a chi raggiunge i 41 anni di contribuzione versata.

Un po’ quello che accade oggi con i 42 anni e 10 mesi di contributi necessari agli uomini per la pensione anticipata ordinaria, dove servono comunque 35 anni di contribuzione effettiva (senza contributi figurativi da Naspi o malattia).

Per le donne va ricordato che oggi la pensione anticipata è fissata a 41,10 anni di contributi e la quota 41 per tutti farebbe loro recuperare solo 10 mesi in più di pensione. Secondo i numeri dell’Inps però, la quota 41 sarebbe la più costosa tra le tre proposte, perché per il solo 2022 costerebbe già 4,3 miliardi di euro.

Spesa esorbitante e probabilmente insostenibile se non si pensa a soluzioni tampone come per esempio imporre il ricalcolo contributivo della pensione per tutti coloro che usciranno con 41 anni di contributi.

Pensione quota 100 rivisitata, ecco come funzionerebbe

Sarebbe una via meno costosa per il sistema previdenziale e ricalcherebbe, pur se con meno vantaggio per i lavoratori, ciò che accade oggi con la attuale quota 100.

Parliamo di una pensione a 64 anni con 36 anni di contributi, una specie di nuova quota 100. Si perderebbero due anni rispetto all’attuale quota 100, visto che l’età pensionabile passerebbe da 62 a 64 anni, ma si abbasserebbero di 2 anni i contributi necessari, cioè da 38 a 36 anni.

La penalizzazione però sarebbe sul calcolo della pensione che per l’attuale versione di quota 100 è neutro dal momento che non esistono penalizzazioni di assegno se si escludono i coefficienti meno favorevoli con cui si trasforma il montante contributivo in pensione per via dell’uscita più in giovane età, e i minori contributi versati uscendo prima dal lavoro.

Infatti per questa nuova quota 100 a 64+36 si imporrebbe il ricalcolo completo contributivo della prestazione e per chi ha più di 18 anni di versamenti prima del 1996 e godrebbe di una pensione calcolata con il retributivo fino a tutto il 2011, si tratta di un autentico salasso.

La nuova quota 100 proposta da Tridico però godrebbe di un miglior coefficiente di trasformazione applicato essendo l’età di uscita minima a 64 anni e non a 62, vantaggio questo che verrebbe però detonato dal fatto che oggi servono due anni in più di contributi (38 anni e non 36) per poter uscire con quota 100.

Costo di questa seconda proposta di Tridico sarebbe solo di 1,2 miliardi di euro nel 2022, e solo nel 2027 graverebbe sulle casse dello Stato in maniera simile alla spesa 2020 della prima citata quota 41 per tutti, arrivando a 4,7 miliardi di euro.

Pensione con due quote e in due tappe

E nella relazione di Tridico e nelle sue proposte non poteva mancare la sua ipotesi di pensione con più quote e in due tappe che tempo fa aveva avanzato lo stesso Presidente dell’Inps. Ormai possiamo definirla il suo cavallo di battaglia e sarebbe una misura previdenziale mai vista prima, una novità assoluta per un sistema che molti reputano piuttosto rigida e legato alla prassi.

La proposta è quella di dividere in due la pensione, permettendo agli interessati di lasciare il lavoro a 63 anni di età con almeno 20 anni di contributi, ma ricevendo per tutti i mesi o anni di anticipo, solo la pensione calcolata con il sistema contributivo. Solo al termine dell’anticipo la pensione verrebbe ricalcolata con l’inserimento del calcolo retributivo per gli anni di carriera che sono assoggettati a questo vantaggioso ricalcolo.

Il tutto avverrebbe a 67 anni, quando in pratica terminerebbe l’anticipazione di pensione e il pensionato arriverebbe alla soglia di età della normale pensione di vecchiaia. Costo di questa proposta, solo 500 milioni di euro nel 2022, per arrivare a poco più di 2,5 miliardi di euro solo nel 2029.